Industria Ticino: 15 licenziamenti collettivi in 18 mesi, -900 frontalieri

Industria Ticino: licenziamenti e calo frontalieri, il punto di Modenini

Negli ultimi 18 mesi, numerosi licenziamenti collettivi in Ticino 15 licenziamenti collettivi seguiti in un anno e mezzo Circa 900 frontalieri in meno in due

Contesto

In breve

  • Negli ultimi 18 mesi, numerosi licenziamenti collettivi in Ticino
  • 15 licenziamenti collettivi seguiti in un anno e mezzo
  • Circa 900 frontalieri in meno in due anni
  • Ordini soddisfacenti, ma senza continuità garantita

Fatti chiave

  • Periodo dei licenziamenti → ultimi diciotto mesi
  • Licenziamenti collettivi seguiti → 15
  • Frontalieri in meno → circa 900 in due anni
  • Direttore intervistato → Stefano Modenini
  • Partner accademico citato → SUPSI

Negli ultimi diciotto mesi, in Ticino, i licenziamenti collettivi nel settore industriale sono stati numerosi e hanno alimentato la preoccupazione sul futuro del comparto. L'approfondimento, però, propone una lettura meno lineare: l'origine della situazione è probabilmente da cercare nelle scelte strategiche del management più che nella congiuntura.

La ricostruzione parte dagli allarmi circolati nei mesi scorsi. Il tam-tam mediatico ha associato le difficoltà dell'industria all'annuncio dei dazi statunitensi, alla forza del franco svizzero, all'aumento dei costi dell'energia e dei trasporti dovuto alle guerre. Nel testo si precisa che i dazi hanno toccato in realtà una parte molto limitata delle aziende svizzere. Tra i fattori richiamati nel colloquio con Stefano Modenini figurano anche la crisi dell'automotive e l'interruzione di alcune vie di comunicazione.

Ordini e licenziamenti: due segnali insieme

Modenini, direttore dell'Associazione industrie ticinesi, descrive una fase oggi meno preoccupante di quanto sembrasse all'inizio dell'anno. Gran parte delle aziende, riferisce, ha un portafoglio ordini soddisfacente per i prossimi mesi. La stabilità, tuttavia, non equivale a una garanzia di continuità: la formula usata nell'intervista tiene insieme i due elementi senza cancellare le incertezze.

Nell'ultimo anno e mezzo Modenini ha seguito quindici licenziamenti collettivi. La metà era legata al mondo industriale, mentre gli altri riguardavano il settore terziario. Il dato descrive gli eventi da lui seguiti e si colloca nello stesso arco temporale dei diciotto mesi richiamati all'inizio. La cronaca dei licenziamenti, quindi, convive con un portafoglio ordini che, per gran parte delle aziende, appare soddisfacente nel breve periodo.

Il tema coinvolge due interlocutori: Modenini offre la prospettiva dei datori di lavoro, mentre Daniele Duma, responsabile del reparto fusione della GF di Novazzano, descrive la realtà della propria azienda dal lato dei lavoratori. Il futuro dell'industria ticinese viene quindi esaminato sia attraverso le decisioni aziendali sia attraverso l'esperienza maturata nei reparti produttivi.

Dettagli operativi

La strategia pesa quanto la congiuntura

Il punto centrale dell'approfondimento è la distinzione tra ciò che accade nel breve periodo e le scelte che orientano un'azienda per gli anni successivi. Un licenziamento collettivo, spiega Modenini, non dipende necessariamente da una crisi congiunturale o economica. Un'impresa può decidere di diversificare la produzione oppure di privilegiare altre sedi produttive. In entrambi i casi, il territorio viene confrontato con altre regioni.

Table 1: Segnale di breve periodo
Segnale di breve periodoOrizzonte strategico
Portafoglio ordini soddisfacente per i prossimi mesiPiani di sviluppo orientati al futuro
Dazi, franco, energia, trasporti e vie di comunicazioneDiversificazione o altre sedi produttive
Stabilità senza garanzia di continuitàAttrattività del territorio rispetto ad altre regioni

Il valore di questo confronto è separare due piani che nell'allarme pubblico possono sovrapporsi. Il portafoglio ordini fotografa le prospettive dei prossimi mesi; le decisioni sulla produzione e sulle sedi riguardano invece gli anni successivi. La fonte non presenta la stabilità degli ordini come una garanzia di continuità, né considera il licenziamento collettivo una prova automatica di crisi congiunturale.

Il territorio come parametro industriale

Il passaggio sulle condizioni quadro rende concreta la relazione tra impresa e territorio. Modenini cita la stabilità giuridica, la fiscalità, i costi e la disponibilità di manodopera. Migliorare queste condizioni, secondo l'intervista, significa ridurre il rischio che un'azienda lasci il territorio. La valutazione dell'attrattività non riguarda quindi soltanto il costo immediato, ma anche la possibilità di organizzare l'attività negli anni successivi.

Lo stesso ragionamento vale per l'innovazione. Il settore industriale svizzero è riconosciuto a livello globale per la qualità tecnica e la capacità innovativa, ma introdurre innovazione richiede investimenti in strumenti, formazione e aggiornamento dei processi. La fonte descrive aziende che si trovano in fasi diverse: alcune devono ancora avviare la digitalizzazione, altre stanno integrando l'intelligenza artificiale.

Sul piano degli strumenti pubblici, la Legge per l'innovazione mette a disposizione finanziamenti, ma l'intervista segnala la necessità di fare qualcosa di diverso e di predisporre strumenti mirati per le piccole e medie imprese. La collaborazione con i partner accademici, come la SUPSI, viene invece indicata come positiva. Il quadro unisce così qualità tecnica, formazione professionale, ricerca e aggiornamento dei processi: sono gli elementi che la fonte affianca alle scelte strategiche del management.

Punti chiave

Manodopera e confine: il perimetro documentato

La carenza di personale collega la questione dei lavoratori frontalieri alle difficoltà dell'industria. La mancanza di manodopera è indicata come una delle principali sfide del settore e, soprattutto in Ticino, il problema è aggravato dall'introduzione dell'accordo fiscale che disciplina la tassazione dei frontalieri con la vicina Italia. A Modenini viene inoltre chiesto di considerare il rapporto con la crisi demografica e il possibile effetto deterrente dell'accordo sui lavoratori con redditi più elevati interessati a un impiego in Ticino.

La risposta riportata parte da un dato sulle statistiche dei frontalieri: in due anni sono state perse circa 900 lavoratrici e lavoratori, anche per motivi anagrafici. Il passaggio è rilevante per il Canton Ticino perché collega la disponibilità di personale al problema dell'attrattività del territorio, già indicata nell'intervista tra le condizioni che le aziende valutano quando decidono come organizzare la produzione. Il testo riporta quindi, nello stesso passaggio, il dato sulla perdita di circa 900 lavoratrici e lavoratori e l'indicazione dei motivi anagrafici.

La data dell'accordo e il trattamento fiscale

Per evitare un equivoco sul calendario, il riferimento verificato separato dalla fonte corregge la formula «nuovo accordo fiscale 2026». Il Nuovo Accordo Frontalieri è stato firmato il 23 dicembre 2020 ed è in vigore dal 1° gennaio 2024; la ratifica italiana è la Legge 83 del 13 giugno 2023. Lo stesso riferimento precisa che l'imposta alla fonte sul reddito da lavoro dei frontalieri è trattenuta solo in Svizzera e che l'Italia evita la doppia imposizione attraverso il credito d'imposta nel quadro CE del 730.

Questi ultimi elementi appartengono al riferimento verificato e non vanno attribuiti alle dichiarazioni di Modenini. Servono a collocare nel tempo e sul piano fiscale l'accordo richiamato dalla fonte industriale, che lo presenta invece in relazione alla disponibilità di manodopera nel Ticino.

Il passaggio resta sul lavoro transfrontaliero e non diventa una guida al permesso G, all'AVS, alla LPP, alla LAMal o ai ristorni. Il perimetro documentato è quello industriale: licenziamenti collettivi, scelte strategiche, innovazione, formazione, portafoglio ordini e disponibilità di personale. Non vengono quindi aggiunte procedure amministrative o prestazioni non descritte. Il quadro dell'industria ticinese nasce dall'incrocio tra le decisioni delle aziende, la formazione richiesta dall'innovazione e la disponibilità di lavoratrici e lavoratori.

Fonte: ocst.ch

Domande frequenti
Quanti licenziamenti collettivi ci sono stati nell'industria ticinese negli ultimi 18 mesi?
Secondo Stefano Modenini, direttore dell'Associazione industrie ticinesi, nell'ultimo anno e mezzo sono stati seguiti 15 licenziamenti collettivi, di cui la metà nel settore industriale e l'altra nel terziario.
Quanti lavoratori frontalieri ha perso il Ticino in due anni?
La fonte riporta una perdita di circa 900 lavoratrici e lavoratori frontalieri in due anni, anche per motivi anagrafici, come emerso dalle statistiche citate nell'intervista a Modenini.
Gli ordini attuali garantiscono la continuità occupazionale?
Modenini precisa che gran parte delle aziende ha un portafoglio ordini soddisfacente per i prossimi mesi, ma che la stabilità non equivale a una garanzia di continuità nel medio-lungo termine.
Qual è la posizione sull'accordo fiscale frontalieri 2020-2024?
Il Nuovo Accordo Frontalieri è stato firmato il 23 dicembre 2020 ed è in vigore dal 1° gennaio 2024 (ratifica italiana: Legge 83/2023). La fonte lo collega alla disponibilità di manodopera, non ne dettaglia gli aspetti procedurali.
Quali fattori influenzano le scelte produttive delle aziende secondo Modenini?
Stabilità giuridica, fiscalità, costi, disponibilità di manodopera e attrattività del territorio rispetto ad altre regioni sono i parametri che le aziende valutano per decisioni su diversificazione o altre sedi produttive.

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