Industria in Ticino: carenza di personale e innovazione

Industria Ticino: tra carenza di personale e innovazione

Negli ultimi 18 mesi, numerosi licenziamenti nell’industria ticinese Quindici licenziamenti collettivi seguiti nell’ultimo anno e mezzo Circa 16 mila

Contesto

In breve

  • Negli ultimi 18 mesi, numerosi licenziamenti nell’industria ticinese
  • Quindici licenziamenti collettivi seguiti nell’ultimo anno e mezzo
  • Circa 16 mila frontalieri lavorano nell’industria
  • Più della metà ha superato i cinquant’anni

Fatti chiave

  • Periodo → ultimi diciotto mesi
  • Licenziamenti collettivi seguiti → quindici nell’ultimo anno e mezzo
  • Portafoglio ordini → soddisfacente per i prossimi mesi
  • Frontalieri nell’industria → circa 16 mila
  • Lavoratrici e lavoratori frontalieri persi → circa 900 in due anni
  • Età → più della metà ha superato i cinquant’anni
  • Indagine citata → 2022
  • Intervistati → Stefano Modenini e Daniele Duma

Negli ultimi diciotto mesi, in Ticino, i licenziamenti collettivi nel settore industriale sono stati numerosi e hanno alimentato la preoccupazione per il futuro del comparto. La domanda posta dalla fonte è quindi precisa: il problema nasce dalla congiuntura o dalle scelte che orientano le aziende negli anni successivi?

Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi, ritiene che la fase attuale sia meno preoccupante rispetto a quanto apparisse all’inizio dell’anno. La maggioranza delle aziende giudica soddisfacente il proprio portafoglio ordini per i mesi a venire. La stabilità, però, non equivale a una garanzia di continuità. Nell’ultimo anno e mezzo Modenini ha seguito quindici licenziamenti collettivi: la metà nel mondo industriale, gli altri nel terziario.

Dalla congiuntura alle scelte aziendali

Un licenziamento collettivo, secondo il direttore dell’AITI, non deriva necessariamente da una crisi economica. Un’impresa può decidere di diversificare la produzione oppure di privilegiare altre sedi produttive. In questa scelta pesa anche l’attrattiva del territorio rispetto alle altre regioni: stabilità giuridica, fiscalità, costi e disponibilità di manodopera sono condizioni che possono ridurre il rischio di un trasferimento.

La pressione non arriva soltanto dai dazi statunitensi, dalla crisi dell’automotive, dal franco forte o dal costo dell’energia. La fonte cita anche l’aumento dei costi di trasporto dovuto alle guerre e l’interruzione di alcune vie di comunicazione. Modenini osserva tuttavia che i dazi hanno toccato una parte molto limitata delle aziende svizzere.

Sul fronte dello sviluppo, la sfida indicata è l’innovazione. Portare l’innovazione nelle aziende implica destinare risorse agli strumenti, alla formazione e alla revisione dei processi. La qualità tecnica e la capacità di innovare dell’industria svizzera sono riconosciute a livello globale; per questo, secondo la fonte, la Svizzera dovrebbe investire di più nella formazione professionale. La Legge per l’innovazione offre strumenti di finanziamento, mentre servirebbero sostegni più mirati per le piccole e medie imprese. La ricerca, infine, beneficia già della collaborazione con partner accademici come la SUPSI.

La fonte affianca al punto di vista dei datori di lavoro quello dei lavoratori: oltre a Modenini è stato intervistato Daniele Duma, responsabile del reparto fusione della GF di Novazzano. Il futuro dell’industria ticinese viene così letto attraverso due prospettive, management e lavoro.

Dettagli operativi

Perché il tema riguarda chi lavora oltre confine

Per il frontaliere, il passaggio più concreto dell’intervista riguarda la disponibilità di personale qualificato. Modenini collega la carenza non soltanto alla crisi demografica, ma anche alla nuova intesa fiscale con la vicina Italia sulla tassazione dei frontalieri, indicata come un fattore di aggravamento soprattutto in Ticino. La fonte non descrive però gli effetti individuali dell’accordo sulle pratiche personali: il dato proposto è quello del mercato del lavoro.

Secondo le statistiche richiamate nell’intervista, in due anni il Canton Ticino ha perso circa 900 lavoratrici e lavoratori frontalieri, anche per motivi anagrafici. Nel settore industriale sono circa 16 mila i frontalieri e più della metà ha superato i cinquant’anni. Per le aziende ad alto valore aggiunto, dice Modenini, la disponibilità di persone formate e qualificate è il problema principale; in assenza di manodopera, alcune attività potrebbero sparire.

Che cosa cambia sul lavoro quotidiano

La lettura pratica non porta a una sola risposta. L’automazione è indicata come una strada per affrontare la carenza, ma la fonte affianca a questa leva una maggiore partecipazione al mercato del lavoro di donne e giovani. Il punto è organizzativo: molti giovani desiderano un impiego a tempo parziale, mentre la conciliabilità tra lavoro e famiglia è indicata come tema prioritario. Alcuni contratti collettivi aziendali prevedono già il venerdì libero, segnale delle richieste che stanno assumendo peso per lavoratrici e lavoratori.

Table 1: Pressione indicata
Pressione indicataRisposta richiamata nella fonte
Carenza di personaleAutomazione e maggiore partecipazione al lavoro
Domanda di conciliazioneTempo parziale e, in alcuni contratti, venerdì libero
Mancanza di profili tecniciFormazione professionale e corsi per le aziende

Per chi lavora oltre confine, l’implicazione è concreta ma circoscritta: il futuro del posto di lavoro dipende anche da competenze, organizzazione dell’orario e capacità dell’impresa di adottare nuove tecnologie. Non si può invece ricavare dall’intervista un calcolo personale o una procedura fiscale. Permesso G, AVS, LPP, LAMal, ristorni, imposta alla fonte, INPS e doppia imposizione restano fuori dal perimetro del testo. L’unico collegamento transfrontaliero esplicitato è l’effetto dell’accordo fiscale sulla disponibilità di manodopera in Ticino.

Punti chiave

Come leggere la situazione e orientarsi

Chi vuole valutare un’opportunità nell’industria ticinese può usare quattro passaggi ricavati dalla fonte. Non è una procedura fiscale né un calcolo salariale: serve a leggere impresa, competenze e sviluppo.

1. Chiarire la direzione dell’azienda

Il primo è distinguere breve periodo e piano di sviluppo. Un’azienda può avere ordini soddisfacenti per i prossimi mesi e, nello stesso tempo, orientare la produzione verso un’altra sede o una diversa attività. Davanti a una riorganizzazione, la domanda è quale direzione strategica la sostenga, senza dare per scontato che un licenziamento collettivo coincida con una crisi economica.

2. Confrontare il profilo con la domanda

Il secondo parte dall’indagine del 2022 citata da Modenini. I profili più necessari sono intermedi e con formazione professionale in parte tecnica, dagli operatori di produzione a quelli di automazione. L’informazione offre un criterio per leggere un ruolo o un percorso formativo: verificare il peso delle competenze tecniche. L’AITI offre corsi alle imprese; la fonte segnala inoltre una carenza di apprendisti nell’industria più tecnologica rispetto al terziario.

3. Cercare il contenuto dell’innovazione

Il terzo è distinguere le parole dai processi. L’innovazione richiede strumenti, formazione e aggiornamento dei processi. Il quadro è eterogeneo: alcune imprese devono ancora compiere il primo passo verso la digitalizzazione, mentre altre stanno incorporando l’intelligenza artificiale. Conviene quindi osservare quali investimenti e competenze sono associati al ruolo, senza trasformare l’intelligenza artificiale in una spiegazione automatica di ogni cambiamento.

4. Separare finanziamento e ricerca

L’ultimo riguarda il sostegno allo sviluppo. La Legge per l’innovazione mette a disposizione strumenti di finanziamento, ma Modenini ritiene necessari interventi più mirati per le piccole e medie imprese. La collaborazione con partner accademici come la SUPSI è invece indicata come positiva: sono due piani distinti, finanziamento e ricerca.

Il testo non fornisce importi, scadenze o documenti per il frontaliere. Offre una griglia per valutare aziende, ruoli e formazione nel Canton Ticino. Per cercare opportunità coerenti con i profili descritti, consulta gli annunci di lavoro

Fonte: ocst.ch

Domande frequenti
Qual è la situazione dei licenziamenti nell'industria ticinese?
Negli ultimi diciotto mesi sono stati numerosi i licenziamenti collettivi, con quindici casi seguiti nell'ultimo anno e mezzo, di cui la metà nel settore industriale e l'altra metà nel terziario. Secondo Stefano Modenini, direttore dell'AITI, tali decisioni non derivano necessariamente da una crisi economica, ma possono dipendere da scelte aziendali come la diversificazione della produzione o il privilegio di altre sedi produttive.
Quali sono le criticità relative alla manodopera frontaliere?
Il settore industriale conta circa 16 mila frontalieri, di cui più della metà ha superato i cinquant'anni. In due anni, il Canton Ticino ha perso circa 900 lavoratrici e lavoratori frontalieri, anche per motivi anagrafici. Modenini indica come fattori di aggravamento della carenza di personale qualificato sia la crisi demografica, sia l'introduzione dell'accordo fiscale per la tassazione dei frontalieri con l'Italia.
Come sta reagendo l'industria alla carenza di personale?
Le aziende puntano sull'automazione e su una maggiore partecipazione al mercato del lavoro di donne e giovani. Emergono nuove richieste organizzative, come l'impiego a tempo parziale e la conciliabilità tra lavoro e famiglia; alcuni contratti collettivi aziendali prevedono già il venerdì libero. Inoltre, si sottolinea l'importanza della formazione professionale e l'uso della Legge per l'innovazione per finanziare l'aggiornamento dei processi.

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