Caso Gobbi, due agenti a rischio licenziamento

Due dei tre agenti rischierebbero il licenziamento.
Contesto
In breve
- Due dei tre agenti rischierebbero il licenziamento.
- L’inchiesta riguarda il segreto d’ufficio.
- Pronzini e Dadò sono stati sentiti da Andrea Pagani.
- I due politici negano di avere ricevuto informazioni riservate.
Caso → caso Gobbi Agenti coinvolti → tre poliziotti della Polizia cantonale Ipotesi → violazione del segreto d’ufficio Rischio disciplinare → licenziamento per due agenti Luogo dell’incidente → Leventina
La contestazione
Il 9 ottobre 2026 il caso Gobbi torna al centro dell’attenzione a Bellinzona: due dei tre agenti della Polizia cantonale indagati rischierebbero il licenziamento. La RSI riferisce che per i due poliziotti sarebbe stata ipotizzata una misura disciplinare. L’inchiesta sulla presunta violazione del segreto d’ufficio è ancora in corso.
Gli accertamenti riguardano l’eventuale acquisizione e diffusione di informazioni riservate sull’incidente avvenuto in Leventina, che aveva coinvolto il consigliere di Stato Norman Gobbi, nell’ambito del cosiddetto caso Gobbi; tra chi potrebbe averle ricevute vi sono un giornalista, un assicuratore e due politici.
Si tratta dei granconsiglieri Matteo Pronzini e Fiorenzo Dadò: nel 2024 avevano entrambi depositato atti parlamentari in merito alla vicenda.
Nelle scorse settimane il procuratore generale Andrea Pagani ha ascoltato i due deputati in qualità di persone informate sui fatti. Pronzini e Dadò hanno entrambi escluso di aver ricevuto informazioni riservate dagli agenti. Inoltre, dalle verifiche non sarebbero emersi elementi concreti a carico di Dadò.
Il possibile provvedimento disciplinare è riferito nei confronti di due dei tre agenti, mentre l’inchiesta riguarda l’intero gruppo. La contestazione richiamata nell’indagine è la presunta violazione del segreto d’ufficio.
Il quadro dell’indagine è quello di un’inchiesta ancora aperta e di un provvedimento disciplinare prospettato per due poliziotti. L’aggiornamento della notizia è del 10 ottobre 2026, dopo la pubblicazione del 9 ottobre.
Dettagli operativi
Le audizioni e il decreto di abbandono
I soggetti ascoltati
Gli accertamenti hanno coinvolto persone con ruoli diversi nella vicenda. Tra i possibili destinatari delle informazioni riservate sono indicati un giornalista, un assicuratore e i granconsiglieri Matteo Pronzini e Fiorenzo Dadò. I due politici avevano presentato atti parlamentari sulla vicenda nel 2024.
Nelle scorse settimane Andrea Pagani, procuratore generale, ha sentito Pronzini e Dadò in qualità di persone informate sui fatti. I due hanno escluso di aver ricevuto dagli agenti informazioni riservate. Quanto a Dadò, inoltre, dalle verifiche non sarebbero emersi elementi concreti a suo carico.
Anche un giornalista e un assicuratore sono stati sentiti come persone informate sui fatti. Entrambi rientrano tra i possibili destinatari delle informazioni indicate negli accertamenti. Nei confronti dell’assicuratore è stato successivamente emesso un decreto di abbandono.
Il decreto di abbandono rappresenta lo sviluppo specifico riferito per l’assicuratore. Per i due granconsiglieri, invece, la ricostruzione riporta l’audizione davanti al procuratore generale, la qualifica di persone informate sui fatti e le loro negazioni. Nel caso di Dadò aggiunge che le verifiche non avrebbero fatto emergere elementi concreti a suo carico.
La ricostruzione separa così i passaggi che riguardano i diversi soggetti ascoltati: da una parte le dichiarazioni di Pronzini e Dadò, dall’altra l’audizione del giornalista e dell’assicuratore, seguita per quest’ultimo dal decreto di abbandono. Tutti questi elementi appartengono agli accertamenti sulla possibile raccolta e divulgazione di informazioni riservate.
Punti chiave
L’origine degli accertamenti
Il radar di Monteggio
Gli accertamenti che hanno dato avvio all’inchiesta riguardavano uno dei poliziotti, sospettato di avere danneggiato con colpi d’arma da fuoco un radar a Monteggio. Quell’episodio è quindi indicato come l’origine del fascicolo e degli accertamenti sul poliziotto.
Dall’analisi del suo telefono erano emersi contatti con Matteo Pronzini già prima che il caso Gobbi diventasse pubblico. I contatti risultavano quindi anteriori alla diffusione pubblica della vicenda. Il dato è emerso dall’analisi del dispositivo e si colloca nella fase degli accertamenti che ha preceduto la diffusione pubblica del caso.
L’analisi del telefono è descritta insieme ai contatti con Pronzini, mentre il radar di Monteggio resta l’episodio da cui erano partiti gli accertamenti sul poliziotto. Tra le persone informate sui fatti ascoltate figuravano inoltre un giornalista e un assicuratore. In seguito, per l’assicuratore è stato emesso un decreto di abbandono. La loro audizione rientra tra gli elementi riferiti nell’inchiesta.
Tutti e tre gli agenti contestano le ipotesi formulate nei loro confronti. La presunzione d’innocenza resta valida per ciascuno di loro. Il possibile licenziamento di due poliziotti è stato presentato come una misura disciplinare ipotizzata, mentre l’inchiesta per presunta violazione del segreto d’ufficio è ancora in corso.
La sequenza descritta porta dal sospetto sul radar di Monteggio all’analisi del telefono e ai contatti con Pronzini antecedenti alla pubblicità del caso. Gli sviluppi riferiti non chiudono l’indagine: confermano che gli accertamenti sono ancora aperti e che, per i tre agenti, le ipotesi restano respinte e accompagnate dalla presunzione d’innocenza.
Fonte: tio.ch
Domande frequenti
- Quanti agenti rischiano il licenziamento nel caso Gobbi?
- Secondo quanto riferito dalla RSI, due dei tre agenti della Polizia cantonale indagati nell’ambito del caso Gobbi rischierebbero il licenziamento. Nei loro confronti sarebbe stato prospettato un provvedimento disciplinare. L’inchiesta per presunta violazione del segreto d’ufficio è tuttora in corso e i tre agenti respingono le ipotesi a loro carico.
- Per quale ipotesi sono indagati i poliziotti?
- Il fascicolo riguarda la possibile raccolta e divulgazione di informazioni riservate sull’incidente in Leventina che aveva coinvolto il consigliere di Stato Norman Gobbi. L’ipotesi contestata agli agenti è la violazione del segreto d’ufficio. La fonte precisa che l’inchiesta è tuttora in corso e che resta valida la presunzione d’innocenza per i tre agenti.
- Chi sono i politici sentiti dal procuratore generale?
- Andrea Pagani ha sentito come persone informate sui fatti i granconsiglieri Matteo Pronzini e Fiorenzo Dadò. I due avevano presentato atti parlamentari sulla vicenda nel 2024 e hanno negato di aver ricevuto informazioni riservate dagli agenti. Per Dadò, le verifiche non avrebbero inoltre fatto emergere elementi concreti a suo carico.
- Da dove è partita l’inchiesta?
- L’indagine era partita dagli accertamenti su uno dei poliziotti, sospettato di aver danneggiato a colpi d’arma da fuoco un radar a Monteggio. Dall’analisi del suo telefono erano emersi contatti con Pronzini già prima che il caso Gobbi diventasse pubblico. Anche un giornalista e un assicuratore erano stati sentiti; per quest’ultimo è stato emesso un decreto di abbandono.
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