Made in Europe: la Svizzera cerca posto negli appalti UE

A Bruxelles il 24 settembre 2026 ministri di Germania, Francia, Polonia e Spagna hanno dibattuto se la Svizzera possa beneficiare della «preferenza europea» negli appalti pubblici prevista dalla legge sull'accelerazione industriale. La Germania
Contesto
In breve
- La Germania apre alla Svizzera nel «Made in Europe»
- La Francia vuole fondi pubblici solo per l'industria UE
- La Polonia considera ancora aperta l'inclusione svizzera
- La questione è discussa a Bruxelles il 24 settembre 2026
Fatti chiave
- Cosa: legge sull'accelerazione industriale
- Obiettivo: «preferenza europea» negli appalti pubblici
- Germania: approccio «Made with Europe»
- Francia: fondi pubblici alle industrie dei 27 Stati UE
- Polonia: possibile criterio diverso per settore
- Spagna: gruppo iniziale dei 27 Stati UE
Il 24 settembre 2026, a Bruxelles, la possibilità di includere la Svizzera è stata discussa nel confronto europeo sulla futura iniziativa «Made in Europe». La ministra tedesca dell'economia Katherina Reiche ha chiesto di includere partner commerciali come la Svizzera; il ministro francese dell'industria Sébastien Martin sostiene invece che i fondi pubblici debbano andare soltanto alle industrie degli Stati membri dell'Unione europea.
La discussione si è svolta all'arrivo dei due ministri al Consiglio Competitività, riunione alla quale partecipano i ministri competenti dei 27 Stati membri dell'UE. Sul tavolo c'è il rafforzamento dell'industria europea. Il concetto di «Made in Europe» rientra nella legge sull'accelerazione industriale proposta dalla Commissione europea in primavera.
La preferenza europea negli appalti
La proposta punta a introdurre una «preferenza europea» negli appalti pubblici di determinati settori industriali. Il punto ancora controverso è la definizione di «europei»: resta da stabilire se e in quale misura Paesi terzi come la Svizzera possano rientrare nell'impostazione.
Reiche ha parlato di «Made with Europe» e ha indicato la produzione in Europa insieme ai partner commerciali, citando Norvegia, Svizzera e Canada. Martin ha replicato che in «Made in Europe» c'è «Europa», riferendosi ai 27 Stati dell'UE. Ha precisato che la proposta non prevede dazi e che la priorità è un accordo tra i 27; la Svizzera, ha aggiunto, non siede in Consiglio.
Anche Polonia e Spagna hanno lasciato aperte diverse possibilità. Il segretario di Stato polacco per l'economia Michal Baranowski ha detto che è troppo presto per stabilire se la Svizzera sarà inclusa, indicando il coinvolgimento di partner chiave e regole diverse per categorie di prodotti, purché semplici. Il ministro spagnolo dell'industria Jordi Hereu ha indicato prima il gruppo dei 27, poi un possibile gruppo ampliato con gli Stati SEE e partner consolidati, tra i quali potrebbe rientrare la Svizzera. Un terzo gruppo comprenderebbe Paesi con accordi di libero scambio o altri accordi specifici.
Le associazioni economiche svizzere e la Confederazione seguono da vicino i negoziati. All'inizio di settembre, una delegazione economica di alto livello ha viaggiato a Bruxelles.
Dettagli operativi
Il punto pratico, per la Svizzera, non è ancora una nuova regola applicabile, ma il criterio con cui l'UE potrebbe riconoscere un partner esterno nell'accesso ai benefici industriali comunitari. La fonte descrive una trattativa aperta e non indica una decisione conclusiva. Per le associazioni economiche svizzere e per la Confederazione, il punto da seguire è quindi quale posizione finirà nella legge sull'accelerazione industriale.
Quattro scenari sul tavolo
Il primo scenario è quello tedesco: la produzione europea potrebbe includere quella realizzata con partner commerciali, con un riferimento esplicito alla Svizzera. In questa impostazione, il fatto di essere un Paese terzo non chiuderebbe automaticamente la porta alla preferenza negli appalti pubblici dei settori interessati.
Il secondo è quello francese. Martin collega la parola «Europa» ai 27 Stati dell'UE e vuole indirizzare i fondi pubblici alle industrie degli Stati membri. Per una realtà svizzera, questa linea lascerebbe aperta la discussione politica, ma non offre l'inclusione sostenuta dalla Germania. La fonte precisa però che la proposta non prevede dazi: il confronto riguarda la destinazione dei fondi pubblici.
Il terzo scenario è più flessibile. La Polonia vuole coinvolgere partner chiave e valuta regole diverse in base alle categorie di prodotti. Il vincolo indicato da Baranowski è operativo: le regole dovrebbero restare semplici e non aggiungere burocrazia alle imprese. È un criterio che, per chi osserva la posizione svizzera, conta quanto la scelta del gruppo di appartenenza.
La Spagna propone una struttura a gruppi: prima i 27, poi gli Stati SEE e i partner consolidati, con la Svizzera tra i possibili nomi, infine i Paesi legati all'UE da accordi di libero scambio o altri accordi specifici. Anche qui l'inclusione svizzera non è definita.
Il dato nazionale già disponibile è il livello di attenzione istituzionale: Confederazione e associazioni economiche svizzere stanno seguendo da vicino le discussioni, mentre una delegazione economica di alto livello è andata a Bruxelles all'inizio di settembre. Per le aziende che assumono, il tema può essere seguito come dossier industriale: la fonte parla di benefici industriali e appalti pubblici, non di occupazione. La distinzione evita di trasformare una trattativa europea in una conseguenza già decisa per il mercato svizzero.
Il lettore può quindi usare tre indicatori: chi viene incluso, se le regole cambiano per settore e se resta l'impegno a non aumentare gli oneri burocratici. Sono gli elementi concreti messi in evidenza dalle posizioni di Germania, Francia, Polonia e Spagna.
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Punti chiave
Per seguire il dossier senza anticipare l'esito, un lettore o un'impresa svizzera può applicare una griglia semplice, costruita sui punti già emersi a Bruxelles.
Una procedura in cinque passaggi
1. Partire dal perimetro della proposta. Annotare che la legge sull'accelerazione industriale è stata proposta dalla Commissione europea in primavera e che l'obiettivo riguarda una «preferenza europea» negli appalti pubblici di determinati settori industriali. Questo evita di confondere il dossier con una misura sui dazi: secondo Martin, la proposta non prevede dazi.
2. Separare i gruppi. Verificare se il modello discusso distingue i 27 Stati UE, gli Stati SEE — Norvegia, Islanda e Liechtenstein —, i partner consolidati e i Paesi con accordi di libero scambio o altri accordi specifici. La Svizzera compare in più passaggi, ma con un ruolo ancora da definire.
3. Cercare la regola per settore. La proposta polacca prevede che le categorie di prodotti possano avere regole diverse. Quando si legge un aggiornamento, la domanda concreta è se il trattamento della Svizzera valga per tutto il perimetro o solo per alcuni prodotti.
4. Controllare la semplicità. Un criterio annunciato dalla Polonia è che le regole non comportino ulteriori oneri burocratici per le imprese. È quindi utile verificare, nel testo che emergerà, se questo obiettivo resta presente insieme all'eventuale apertura ai partner.
5. Distinguere posizione e decisione. Le parole dei ministri sono posizioni espresse al Consiglio Competitività; la fonte riferisce che l'inclusione della Svizzera è ancora controversa. La Confederazione e le associazioni economiche svizzere seguono la discussione, e una delegazione economica di alto livello si è recata a Bruxelles all'inizio di settembre. Questi sono i riferimenti indicati dalla fonte per capire perché il dossier è osservato in Svizzera.
La griglia è utile anche per chi lavora in un'impresa che guarda agli appalti pubblici europei: consente di registrare il cambiamento effettivo senza attribuire alla Svizzera un accesso già acquisito. Per un percorso distinto sul lavoro, sono disponibili gli annunci di lavoro; quei dati vanno però tenuti separati dalla trattativa sul «Made in Europe».
Tra i punti da mettere a confronto restano l'appartenenza ai gruppi, la differenziazione per categorie di prodotti e il requisito di non aggiungere oneri burocratici. Per tradurre eventuali novità economiche nella propria situazione personale, usa il calcolatore stipendio.
Fonte: tio.ch
Domande frequenti
- Qual è l'obiettivo della legge sull'accelerazione industriale UE discussa a Bruxelles?
- L'obiettivo è introdurre una «preferenza europea» negli appalti pubblici di determinati settori industriali, senza prevedere dazi, come affermato dal ministro francese Sébastien Martin. La proposta punta a favorire le industrie europee negli acquisti statali.
- Quali sono le posizioni di Germania, Francia, Polonia e Spagna riguardo all'inclusione della Svizzera?
- La tedesca Katherina Reiche propone «Made with Europe», includendo partner come Svizzera, Norvegia e Canada. Il francese Sébastien Martin vuole fondi pubblici solo per i 27 Stati UE. Il polacco Michal Baranowski apre a regole diverse per settore, purché semplici. Lo spagnolo Jordi Hereu suggerisce gruppi ampliati che potrebbero includere la Svizzera.
- Cosa fanno le associazioni economiche svizzere e la Confederazione per seguire il dossier?
- Monitorano da vicino i negoziati a Bruxelles; all'inizio di settembre una delegazione economica di alto livello è andata a Bruxelles. Seguono quale posizione finirà nella legge sull'accelerazione industriale, poiché l'inclusione della Svizzera resta ancora controversa e non è stata presa nessuna decisione definitiva.