Massimo Balena: agricoltore ticinese nel calendario svizzero

Il 29enne di Bellinzona è il volto ticinese del Calendario degli agricoltori svizzeri. Racconta l'apprendistato in tedesco, la chiusura dell'azienda con 650 galline e le lunghe giornate di lavoro estivo fino a 15 ore al giorno.
Contesto
In breve
- Massimo Balena ha 29 anni ed è originario di Bellinzona.
- È il volto ticinese del Calendario degli agricoltori svizzeri.
- L'apprendistato: Bergün, Jenins e Davos, un'azienda diversa ogni anno.
- La sua azienda di 650 galline è stata chiusa.
Fatti chiave
- Persona → Massimo Balena
- Età → 29 anni
- Origine → Bellinzona
- Calendario → Calendario degli agricoltori svizzeri
- Apprendistato → Bergün, Jenins e Davos
- Azienda → 650 galline
- Ruscello → circa 2 metri dalla stalla
- Fienagione → fino a 15 ore al giorno
Massimo Balena, 29enne originario di Bellinzona, è il volto ticinese del Calendario degli agricoltori svizzeri. La sua presenza nel calendario è nata da un'iscrizione fatta dalla fidanzata, quasi per gioco. Per lui, abituato a una quotidianità tra animali e ritmi agricoli, mettersi davanti a un fotografo ha significato entrare in un ambiente nuovo.
All'inizio temeva che le persone che lo conoscono avrebbero scherzato sulla partecipazione. Sul posto di lavoro le battute ci sono state, ma in un clima leggero. Durante gli scatti la tensione è diminuita, fino a lasciare spazio a una maggiore spontaneità. Del risultato si è detto quasi fiero: è una persona timida, ma ha scelto di metterci la faccia e di mettersi in gioco.
«Mi ha iscritto e abbiamo detto: 'guardiamo cosa succede'. Se mi prendono bene, se non mi prendono non ho niente da perdere».
Dalla nonna al percorso professionale
La storia agricola di Massimo è iniziata lontano dai riflettori e senza una tradizione contadina alle spalle. Il primo contatto è arrivato nella casa di vacanza della nonna a Campoblenio, quando aveva sette, otto o nove anni: passava da una stalla all'altra per vedere come funzionava e aiutava per quanto poteva. L'interesse è cresciuto quando il fratello ha scelto una formazione agricola.
Da lì la decisione di svolgere l'apprendistato lontano dal Ticino: Bergün il primo anno, Jenins il secondo e Davos l'ultimo. Cambiare azienda ogni anno serviva, nella sua esperienza, a imparare di più. Scuola e lavoro erano in tedesco, e il primo anno è stato abbastanza duro. Il percorso ha richiesto quindi sia mobilità sia adattamento linguistico.
Del lavoro apprezza le giornate all'aperto e il rapporto con gli animali, ai quali cerca di garantire il miglior benessere possibile. Apprezza anche il fatto che il clima condizioni i programmi: durante la fienagione la pioggia può cambiare rapidamente i piani. Questa variabilità, ai suoi occhi, rende l'attività più libera e flessibile rispetto alla routine d'ufficio. Per chi guarda al settore come possibile sbocco, il suo percorso offre un riferimento per consultare gli annunci di lavoro, senza separare la scelta professionale dalle condizioni concrete del mestiere.
Dettagli operativi
Perché il mestiere resta difficile
Il lato più concreto del racconto riguarda il rapporto tra regole, tempi di lavoro e attrattiva economica. Massimo descrive una politica agricola in grosse difficoltà: racconta che ogni anno arriva una legge diversa, più complicata, e che chi lavora deve adattarsi. Nel suo caso, questo adattamento ha avuto un esito netto: la chiusura della piccola azienda con 650 galline.
Regole, orari e immagine del mestiere
Secondo il racconto, la stalla si trovava accanto a un ruscello, a circa due metri. Gli è stato contestato che gli escrementi delle galline lo inquinassero. La stalla era lì da più di due o trecento anni, il ruscello passava da sempre nello stesso punto e le galline venivano allevate all'aperto, alla vista di tutti. Per anni, aggiunge, nell'area erano state tenute anche mucche e cavalli. Poi l'arrivo di una persona nuova nel Cantone ha portato a una decisione diversa. Nel suo racconto, la conseguenza pratica è stata la chiusura dell'attività.
Il secondo elemento è il tempo. In estate, durante la fienagione, si può lavorare anche 15 ore al giorno, dalla mattina alla sera e dal lunedì alla domenica. Massimo indica l'agricoltura come l'unico settore in cui, secondo lui, si può lavorare più di 55 ore a settimana e afferma che ogni agricoltore ne faccia più di 60 o 65. Pochi periodi di vacanza e guadagni non altissimi rendono la professione meno attrattiva per i giovani. Non essendoci una cifra nella fonte, il confronto con la busta paga svizzera va letto come strumento personale, non come media del settore.
Il terzo elemento è l'immagine. A Kostlers, dove oggi vive, Massimo vede giovani che rifiutano l'agricoltura anche se provengono da famiglie attive nel settore. A Bellinzona, da ragazzo, la percepiva invece come un mondo distante e incontrò stereotipi quando annunciò ai compagni la scelta dell'apprendistato. La distanza tra lavoro reale e rappresentazione sociale diventa così un altro ostacolo all'ingresso.
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Punti chiave
Come trasformare il racconto in una scelta concreta
Il racconto di Massimo può diventare una checklist per chi valuta un apprendistato o un'attività agricola. Non è una procedura amministrativa valida per tutti: è una sequenza di domande ricavate dalle condizioni che lui descrive. Serve a separare l'idea del lavoro all'aperto dai vincoli quotidiani.
Cinque verifiche prima di scegliere
1. Verificare il rapporto con animali e lavoro all'aperto. Massimo parla dell'affezione per gli animali e della responsabilità di garantirne il benessere. Per chi valuta il settore, questa è la parte quotidiana da mettere al primo posto.
2. Accettare la variabilità del clima e degli orari. La fienagione può cambiare per la pioggia, mentre l'estate può richiedere giornate lunghe. La flessibilità, che Massimo preferisce alla routine d'ufficio, va valutata insieme alla disponibilità a modificare i programmi.
3. Leggere l'apprendistato come un percorso mobile. Nel suo caso si è svolto in luoghi diversi, con un'azienda diversa ogni anno per imparare di più. Scuola e lavoro erano in tedesco e il primo anno è stato difficile: spostamenti e lingua fanno parte della scelta descritta.
4. Esaminare il rapporto tra struttura e ambiente. La chiusura della sua attività con le galline è stata collegata al ruscello vicino alla stalla. Il caso suggerisce di chiarire prima le condizioni che riguardano il luogo in cui si lavora, senza dare per scontato che una situazione storica resti invariata.
5. Misurare la sostenibilità economica e personale. Il racconto parla di pochi periodi di vacanza e guadagni non altissimi, oltre a settimane che possono superare le 55 ore e, secondo Massimo, arrivare a più di 60 o 65. Sono elementi da confrontare con il proprio bilancio.
La scelta richiede anche di distinguere l'esperienza concreta dagli stereotipi che Massimo ha incontrato a Bellinzona. Per simulare l'effetto del reddito sul bilancio personale, usa il calcolatore stipendio
Fonte: tio.ch
Domande frequenti
- Come è diventato Massimo Balena il volto ticinese del Calendario degli agricoltori svizzeri?
- La sua partecipazione è nata da un'iscrizione fatta dalla fidanzata, quasi per gioco. Massimo, che si descrive come una persona timida, ha accettato di mettersi davanti a un fotografo per entrare in un ambiente nuovo, dichiarando di aver scelto di 'metterci la faccia' nonostante le iniziali battute dei colleghi.
- Perché l'azienda di Massimo Balena con 650 galline è stata chiusa?
- La chiusura è stata contestata a causa della vicinanza della stalla a un ruscello, distante circa due metri. Sebbene la stalla fosse presente da due o trecento anni e il ruscello passasse sempre nello stesso punto, l'arrivo di una nuova persona nel Cantone ha portato a una decisione diversa, nonostante le galline fossero allevate all'aperto.
- Quali sono le condizioni di lavoro descritte da Massimo Balena durante la fienagione?
- Massimo indica che in estate, durante la fienagione, si può lavorare fino a 15 ore al giorno, dal lunedì alla domenica. Afferma che l'agricoltura è l'unico settore in cui si può lavorare più di 55 ore a settimana, stimando che ogni agricoltore superi le 60 o 65 ore, con pochi periodi di vacanza.