Lavoro forzato nelle catene svizzere: realtà o mito?

Vero o falso: nelle catene di approvvigionamento svizzere esiste il lavoro forzato?

Gli Stati Uniti accusano la Svizzera di non fare abbastanza contro il lavoro forzato nelle sue catene di approvvigionamento.

Contesto

In breve

  • La Svizzera è stata inserita in un elenco di 60 Paesi ritenuti inadempienti nell'introdurre o applicare efficacemente un divieto di importazione di beni prodotti con lavoro forzato.
  • Gli USA hanno imposto un dazio aggiuntivo del 12,5% ai Paesi che non dispongono di un divieto d’importazione per i prodotti realizzati mediante lavoro forzato.
  • Il Governo elvetico ha respinto le accuse, affermando che il suo approccio combina regolamentazione, valutazioni obbligatorie dei rischi promosse dal settore privato e cooperazione internazionale.

Fatti chiave

  • Cosa: La Svizzera è stata inserita in un elenco di 60 Paesi ritenuti inadempienti nell'introdurre o applicare efficacemente un divieto di importazione di beni prodotti con lavoro forzato.
  • Quando: Il 2 giugno 2023.
  • Dove: Svizzera.
  • Chi: Stati Uniti.
  • Importo: Dazio aggiuntivo del 12,5%.

Il 12 marzo 2023, gli Stati Uniti hanno annunciato un’indagine nei confronti della Svizzera ai sensi della Sezione 301 del Trade Act statunitense, che riguarda pratiche commerciali sleali o discriminatorie. L’obiettivo era verificare se la Svizzera facesse abbastanza per impedire l’importazione di beni prodotti grazie al lavoro forzato. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro definisce il lavoro forzato come “qualsiasi lavoro o servizio estorto a una persona sotto la minaccia di una punizione e per il quale la persona non si è offerta spontaneamente”. Le punizioni possono includere violenza, intimidazione o forme di coercizione come la trattenuta del salario o la confisca del passaporto.

I risultati dell’indagine statunitense sono stati resi noti il 2 giugno 2023 e la Svizzera è stata inserita in un elenco di 60 Paesi ritenuti inadempienti nell’introdurre o applicare efficacemente un divieto di importazione di beni prodotti con lavoro forzato. Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti ha affermato che la Svizzera e gli altri Paesi interessati, non contrastando in modo efficace il fenomeno, esporrebbero i produttori americani a concorrenza sleale.

Il 23 luglio 2023, gli USA hanno annunciato l’imposizione di un dazio aggiuntivo forfettario del 12,5% ai Paesi che, come la Svizzera, non dispongono di un divieto d’importazione per i prodotti realizzati mediante lavoro forzato.

Il punto di vista svizzero

Il lavoro forzato è vietato in Svizzera e il Paese ha ratificato le principali convenzioni internazionali in materia di lavoro e diritti umani. Tuttavia, a differenza dell’Unione Europea, non dispone di una legislazione che vieti esplicitamente l’importazione di beni prodotti con lavoro forzato. Un progetto di legge è attualmente in preparazione, ma riguarderà soltanto una trentina di grandi aziende. È proprio per questo motivo che la Svizzera è nel mirino di un dazio supplementare del 12,5%, rispetto al 10% previsto per l’UE, che dispone già di una normativa in materia.

Il Governo elvetico ha respinto le accuse secondo cui il Paese sarebbe una sorta di “zona franca” per i prodotti legati al lavoro forzato. Secondo Berna, l’approccio adottato combina regolamentazione, valutazioni obbligatorie dei rischi promosse dal settore privato e cooperazione internazionale.

“Questo approccio si concentra sulla prevenzione e sulla lotta alle cause all’interno delle catene di approvvigionamento. Questi approcci differiscono nella metodologia, ma non nell’obiettivo e nell’efficacia. L’industria statunitense non subisce alcun danno a causa di questa prassi svizzera”, ha dichiarato il Governo in un comunicato.

Anche Economiesuisse, l’associazione mantello dell’economia svizzera, è intervenuta sul tema delle responsabilità del settore privato nel prevenire il lavoro forzato lungo le catene di approvvigionamento.

Dettagli operativi

Implicazioni pratiche per le aziende svizzere

Le aziende svizzere, specialmente quelle di grandi dimensioni, dovranno affrontare nuove sfide a causa delle pressioni internazionali. Le aziende devono garantire che i loro fornitori rispettino i diritti umani e le norme lavorative internazionali. Questo potrebbe comportare un aumento dei costi operativi e la necessità di implementare nuove politiche e procedure per monitorare le catene di approvvigionamento.

Impatto sui consumatori svizzeri

I consumatori svizzeri potrebbero vedere un aumento dei prezzi dei prodotti importati a causa dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti. Questo potrebbe influenzare la disponibilità e il costo dei beni di consumo, specialmente per quei prodotti che dipendono fortemente dalle importazioni.

Il futuro delle catene di approvvigionamento svizzere

Il futuro delle catene di approvvigionamento svizzere dipenderà in gran parte dall’efficacia delle misure adottate per prevenire il lavoro forzato. Le aziende, i consumatori e il Governo svizzero dovranno lavorare insieme per affrontare questa sfida e garantire che i prodotti importati in Svizzera siano realizzati in condizioni etiche e rispettose dei diritti umani.

Conclusioni

La situazione attuale sottolinea l’importanza di una regolamentazione efficace e di una cooperazione internazionale per combattere il lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento globali. La Svizzera deve continuare a lavorare per migliorare le sue politiche e procedure per garantire che i suoi prodotti siano realizzati in condizioni etiche e rispettose dei diritti umani.

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Punti chiave

Cosa fare per le aziende svizzere

Le aziende svizzere devono adottare misure immediate per garantire che le loro catene di approvvigionamento siano libere da lavoro forzato. Questo include la conduzione di audit regolari dei fornitori, l’implementazione di politiche chiare sui diritti umani e la formazione del personale sulle best practice in materia di responsabilità sociale d’impresa.

Cosa fare per i consumatori svizzeri

I consumatori svizzeri possono fare la loro parte sostenendo aziende che dimostrano un impegno verso pratiche etiche e sostenibili. Questo può includere la ricerca di certificazioni etiche sui prodotti e la scelta di marchi che sono noti per le loro pratiche responsabili.

Strumenti utili

Per ulteriori informazioni e strumenti per monitorare le catene di approvvigionamento, i consumatori e le aziende possono visitare il sito web di Economiesuisse e consultare le linee guida dell’OCSE per le imprese.

Conclusione

La situazione attuale richiede un’azione immediata da parte di tutte le parti interessate per garantire che le catene di approvvigionamento svizzere siano libere da lavoro forzato. Solo attraverso una cooperazione e un impegno condivisi possiamo affrontare questa sfida e garantire un futuro più etico e sostenibile per tutti.

Fonte: swissinfo.ch

Domande frequenti
Cosa significa essere inseriti nell'elenco dei 60 Paesi?
Essere inseriti nell'elenco dei 60 Paesi significa che la Svizzera è ritenuta inadempiente nell'introdurre o applicare efficacemente un divieto di importazione di beni prodotti con lavoro forzato.
Quali sono le implicazioni del dazio aggiuntivo del 12,5%?
Il dazio aggiuntivo del 12,5% potrebbe aumentare i costi dei prodotti importati, influenzando sia le aziende che i consumatori svizzeri.
Cosa sta facendo il Governo svizzero per affrontare questa situazione?
Il Governo svizzero sta lavorando su un progetto di legge che riguarderà una trentina di grandi aziende e combina regolamentazione, valutazioni obbligatorie dei rischi promosse dal settore privato e cooperazione internazionale.

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