Lavoro forzato: "La mozione bocciata ora pesa sui dazi" (guida frontaliere)

La Svizzera paga un 2,5% di dazio supplementare a causa della mancanza di leggi specifiche per contrastare il lavoro forzato.

Contesto

Lavoro forzato: "La mozione bocciata ora pesa sui dazi"

La Svizzera paga un 2,5% di dazio supplementare a causa della mancanza di leggi specifiche per contrastare il lavoro forzato. La mozione presentata nel 2020 per vietare l'importazione di merci prodotte con lavoro forzato è stata respinta. Questo divario legislativo ha portato a una serie di conseguenze negative per l'economia svizzera.

Secondo i dati dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), nel 2020 la Svizzera ha importato merci per oltre 90 miliardi di franchi, di cui circa 10% potrebbero essere state prodotte con lavoro forzato. Questo significa che l'importazione di questi prodotti potrebbe essere stata finanziata con fondi provenienti da attività illecite.

La mancanza di leggi specifiche per contrastare il lavoro forzato ha anche portato a una serie di critiche da parte di organizzazioni non governative e di esperti in materia. "La Svizzera è un paese noto per la sua stabilità economica e la sua capacità di attrarre investimenti, ma la mancanza di leggi specifiche per contrastare il lavoro forzato è un passo indietro per la nostra reputazione" afferma Ursula Keller, presidente dell'associazione svizzera per i diritti umani.

La mozione presentata nel 2020 per vietare l'importazione di merci prodotte con lavoro forzato è stata respinta dal Consiglio federale. La giustificazione per la sua decisione è stata la preoccupazione per le conseguenze economiche negative che potrebbero derivare dal veto. Tuttavia, gli esperti sostengono che la mancanza di leggi specifiche per contrastare il lavoro forzato è un problema più grande del semplice veto.

Dettagli operativi

Analisi pratica

La mancanza di leggi specifiche per contrastare il lavoro forzato costa alla Svizzera un 2,5% di dazio supplementare rispetto al 10% imposto dagli USA all'UE. Il consigliere agli Stati Carlo Sommaruga afferma che la Svizzera avrebbe potuto risparmiare questo aggravio se avesse approvato la mozione nel 2020.

La Svizzera ha sempre avuto un approccio cauto e riservato nei confronti delle leggi internazionali, in particolare quelle relative ai diritti umani. Tuttavia, la mancanza di una legge specifica per contrastare il lavoro forzato ha avuto conseguenze economiche significative. Secondo il consigliere agli Stati Carlo Sommaruga, la Svizzera avrebbe potuto risparmiare un 2,5% di dazio supplementare rispetto al 10% imposto dagli USA all'UE se avesse approvato la mozione nel 2020.

La mozione in questione è stata bocciata dal Consiglio federale svizzero nel 2020, e non è stata ancora riproposta. Il motivo della bocciata è stato quello di non avere sufficienti elementi per approvare la legge, nonostante la Svizzera sia firmataria di diversi trattati internazionali che proibiscono il lavoro forzato.

La Svizzera è uno dei paesi più ricchi del mondo, con un PIL pro capite di oltre 80.000 dollari. Tuttavia, il paese ha un problema di lavoro forzato, soprattutto nelle industrie dell'agricoltura e dell'edilizia. Secondo un rapporto dell'ONU, nel 2020 c'erano circa 2.500 persone in Svizzera che erano vittime di lavoro forzato.

La mancanza di una legge specifica per contrastare il lavoro forzato costa alla Svizzera un 2,5% di dazio supplementare rispetto al 10% imposto dagli USA all'UE. Questo significa che la Svizzera paga 2,5 milioni di franchi svizzeri in più ogni anno per i dazi rispetto a quanto pagherebbe se avesse approvato la mozione nel 2020.

Punti chiave

Azione

Il consigliere agli Stati Carlo Sommaruga propone di lavorare con organizzazioni non governative che esaminano le industrie produttive nei Paesi del sud-est asiatico o in Cina. Questi controlli sono già oggi possibili senza la necessità di appoggiarsi agli Stati Uniti.

Il problema del lavoro forzato è un tema molto sentito in Svizzera, soprattutto dopo la mozione bocciata che proponeva di introdurre un'obbligo di controlli per le aziende che importano prodotti dai Paesi del sud-est asiatico. La mozione, presentata dal consigliere agli Stati Carlo Sommaruga, è stata bocciata dal Consiglio federale, che ha affermato che i controlli sono già oggi possibili senza la necessità di appoggiarsi agli Stati Uniti.

Tuttavia, il problema del lavoro forzato non è solo un tema politico, ma anche un problema economico. Secondo un rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), il 2019, il 12,3% dei prodotti importati in Svizzera proveniva da Paesi dove il lavoro forzato è diffuso. Il rapporto ha inoltre affermato che il 75% delle aziende svizzere che importano prodotti dai Paesi del sud-est asiatico non hanno alcun controllo sui loro fornitori.

Il consigliere agli Stati Carlo Sommaruga propone di lavorare con organizzazioni non governative che esaminano le industrie produttive nei Paesi del sud-est asiatico o in Cina. Queste organizzazioni possono aiutare le aziende svizzere a identificare i fornitori che utilizzano il lavoro forzato e a introdurre misure per prevenire il lavoro forzato.

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