Aggressioni e notti violente: giovani ticinesi raccontano (guida frontaliere)

Aggressioni e notti violente: giovani ticinesi raccontano

A Lugano, la notte del 1° agosto 2025 ha visto un diciannovenne bellinzonese vittima di un brutale pestaggio sotto la pensilina di Mario Botta. Il episodio si inserisce in un contesto di crescente violenza giovanile: nel 2024 la magistratura minorile

Contesto

In breve

  • Il 1° agosto 2025 un 19enne fu pestato sotto la pensilina.
  • Nel 2024 la magistratura minorile ha aperto 912 incarti.
  • Taha, 24 anni, attende l'espulsione dalla Svizzera.
  • Le cronache estive si sono susseguite quasi ogni giorno.

Fatti chiave

  • Data → 1° agosto 2025
  • Luogo → pensilina di Mario Botta
  • Vittima → diciannovenne bellinzonese
  • Condanna di Taha → 2 anni e sei mesi di detenzione
  • Carcere di Taha → carcere amministrativo di Kloten

Il 1° agosto 2025, sotto la pensilina di Mario Botta, un diciannovenne bellinzonese è stato preso a pugni e calci dal branco mentre era steso a terra. L'episodio viene indicato come il più grave degli ultimi tempi.

Risse e pestaggi segnano le notti ticinesi, dove gli episodi di cronaca dell'estate si sono susseguiti a ritmo quasi giornaliero. Un sabato sera d'aprile, alcuni minorenni che stazionano alla pensilina dei bus di Lugano raccontano quello che vedono ogni fine settimana. «Si vedono ogni weekend», dice uno di loro. «Si affrontano a bande, a gruppi».

La descrizione comprende anche la presenza di armi. «Due ragazzi stavano litigando, a un certo punto uno ha tirato fuori il coltello», racconta un minorenne. Le frasi arrivano da una serata nella quale i ragazzi parlano di gruppi, bande e scontri. Il riferimento alla pensilina torna nel caso del diciannovenne bellinzonese, colpito dal branco mentre era già a terra.

Il racconto di Taha

Taha ha 24 anni, è nato in Iraq ed è arrivato in Ticino come rifugiato. Oggi è in attesa di espulsione. Il suo non è il racconto di una vittima: per anni è stato un picchiatore e non è mai riuscito a mettere un freno alla propria aggressività.

«La violenza è stata il peggior problema che io abbia mai avuto», dice. Poi riassume così il proprio atteggiamento di allora: «Ero immaturo, ero orgoglioso».

Quattro anni fa fu condannato a 2 anni e sei mesi di detenzione per un'aggressione alla rotonda di Locarno, ultimo episodio di un'adolescenza infuocata. Il giovane parla da dietro le sbarre del carcere amministrativo di Kloten e collega la propria aggressività all'educazione ricevuta. «Sono stato educato con la violenza», dice. Per questo, la violenza gli è apparsa a lungo come la miglior soluzione per ogni problema. La sua vicenda accompagna il racconto delle notti ticinesi e di un'aggressione che, sotto la pensilina di Mario Botta, ha lasciato un diciannovenne a terra tra pugni e calci.

Dettagli operativi

Nel 2024 la magistratura dei minorenni ha aperto 912 incarti, il 18 percento in più rispetto all'anno prima. In dieci anni le inchieste sono aumentate del 37 percento. Cittadini, esercenti e commercianti sono preoccupati per una cronaca fatta di risse, pestaggi e accoltellamenti.

Il dato dei minorenni e l'allarme a Lugano

Luana Riva vive da anni a Molino Nuovo e oggi denuncia una situazione che considera fuori controllo. «Qui è diventato il Bronx», afferma. La donna ha assistito a un brutale pestaggio avvenuto in via Trevano, senza motivo apparente. A poche decine di metri mostra anche il luogo di un accoltellamento.

La sua protesta riguarda direttamente la sicurezza della città. «Lugano è sicura? Venisse un municipale a dirmelo in faccia!», dice furiosa. Poi aggiunge: «Gli offro vitto e alloggio e lo lascio una settimana a casa mia. Così capirà».

Le motivazioni delle risse, secondo i ragazzi ascoltati alla pensilina dei bus, possono essere minime. Un ragazzino vestito di nero da capo a piedi osserva: «Se dai fastidio a una persona è normale che scatti la rissa». E aggiunge: «Se parli di una tipa di un altro, poi succede quello che deve succedere».

Non tutti, però, considerano Lugano una città pericolosa. Un altro ragazzo, con una bottiglia di prosecco tra le mani, commenta: «Basta non andarsele a cercare».

Giulio ha vissuto la violenza sulla propria pelle. È stato aggredito da due giovani nel bel mezzo di Piazza Grande a Locarno, per uno sguardo di troppo. Dopo quell'episodio, racconta: «Per uno o due anni non sono uscito più. Com'è successo una volta, può succedere ancora».

Una telecamera di videosorveglianza permetterà di ricostruire i fatti e di incastrare gli aggressori, due fratelli siriani. Giulio non nasconde il rancore: «Non li perdono». Ai ragazzi rivolge però un messaggio opposto alla paura: «Uscite! Non siete voi a dover limitare la vostra libertà. Il problema non siete voi, il problema sono i violenti».

Le storie di Fabio e Matteo

Fabio, nome di fantasia, durante l'adolescenza ha collezionato una sessantina di capi d'accusa tra aggressioni, furti ed estorsioni. Fu protagonista della maxi rissa scoppiata alla foce del Cassarate durante il lockdown. Due anni e otto mesi di comunità in Italia lo hanno riportato a una vita normale. Guardando al passato, dice: «Da piccolo ho dovuto imparare a sopravvivere. Mia madre non era nemmeno in grado di cucinarmi, dovevo rubare per mangiare».

Matteo ha avuto un percorso simile, fatto di botte, risse e pugni. Ricorda la contrapposizione tra gruppi: uno parlava male dell'altro e i litigi diventavano faide. Oggi ha abbandonato la violenza e riflette con distacco su ciò che accadeva. «Nasceva da una profonda tristezza interiore», spiega. «Se volevi essere al centro dell'attenzione il modo più semplice era usare la violenza».

Le statistiche dei minorenni, le parole degli abitanti e i racconti di chi ha attraversato quelle esperienze compongono un quadro locale nel quale la preoccupazione convive con spiegazioni diverse: l'alcol, l'orgoglio, la pressione del gruppo e una sofferenza più profonda.

Punti chiave

Picchiare per gioco, per passatempo o per distrazione. Gli ultimi episodi avvenuti durante i carnevali ticinesi sembrano confermare anche questa deriva: bande di adolescenti incappucciati e armati, pronte a scatenare la rissa e ad alzare le mani senza motivo.

Gli agguati durante i carnevali

Alcune giovani vittime sono finite al pronto soccorso. Le vittime oppure i loro genitori raccontano di agguati e di una violenza totalmente gratuita. Nel racconto delle serate ticinesi, l'aggressione non nasce quindi sempre da uno scontro già aperto: in alcuni casi, le bande sembrano prepararsi a colpire senza una ragione spiegata.

Musica, artisti e modelli controversi

Taha osserva che l'aggressività dei giovani segue la moda della musica e degli artisti e il gioco dei gangster. Lui stesso ammette di essersi fatto influenzare da determinati modelli controversi.

Anche Fabio parla di una banalizzazione eccessiva della violenza. «Va di moda, la violenza è di moda», dice. A suo giudizio, questo atteggiamento sembra scaturire dalle canzoni trap, «che parlano solo di armi, droga, soldi».

Matteo considera quei contenuti particolarmente incisivi sui ragazzi già allo sbando. «Se vai a ascoltare i testi delle canzoni di adesso si parla sempre di armi, droga, potere», afferma. E aggiunge: «Un ragazzo dai 12 fino ai 17 anni che ascolta solamente musica così si fa influenzare».

L'espulsione ancora contestata

«La situazione è sempre peggiore», constata Taha, che conosce bene le notti ticinesi e i loro frequentatori più focosi. A soli 24 anni sogna una vita casalinga e tranquilla, ma contesta l'espulsione. Dice di avere pagato per ciò che ha fatto e vorrebbe dimostrare che il percorso di redenzione è stato efficace. Oggi assicura di essere una persona nuova e migliore.

Il passaggio che attende è l'arrivo dei documenti di viaggio. Non appena arriveranno, dovrà lasciare la Svizzera per un Iraq che non conosce e dove non ha alcun legame. Il suo futuro resta legato a quella partenza, mentre il giovane continua a sostenere che la violenza appartiene al passato.

Taha chiude il suo racconto con un sorriso malinconico: «Tutto peggiora, ma le persone buone esistono. Basta trovarle».

Fonte: rsi.ch

Domande frequenti
Cosa è successo il 1° agosto 2025 sotto la pensilina di Mario Botta?
Un diciannovenne bellinzonese è stato preso a pugni e calci da un branco mentre era a terra, episodio considerato il più grave degli ultimi tempi. La vittima è stata colpita mentre era già sdraiata, sotto la pensilina progettata da Mario Botta.
Qual è la situazione della magistratura minorile nel 2024?
Nel 2024 la magistratura minorile ha aperto 912 incarti, il 18 percento in più rispetto all'anno precedente. In dieci anni le inchieste sono aumentate del 37 percento, segno di un preoccupante aumento della devianza giovanile nel canton Ticino.
Chi è Taha e quale è la sua situazione legale?
Taha ha 24 anni, è nato in Iraq ed è arrivato in Ticino come rifugiato. È stato condannato a 2 anni e sei mesi di detenzione per un'aggressione alla rotonda di Locarno e attualmente si trova nel carcere amministrativo di Kloten, in attesa di espulsione dalla Svizzera.

Articoli correlati