Torre Velasca: storia e restauro a Villa Recalcati

L'Ordine degli Architetti di Varese racconta il restauro del 2021-2025 e la storia della Torre Velasca tra architettura, design e riqualificazione.
Contesto
In breve
- La Torre Velasca al centro di un incontro a Villa Recalcati
- Sala convegni della Provincia di Varese piena di pubblico
- Il restauro si è svolto tra il 2021 e il 2025
- La Maniglia Velasca rimase in catalogo fino al 2005
Fatti chiave
- Luogo → Villa Recalcati, Provincia di Varese
- Promotore → Ordine degli Architetti di Varese
- Progetto → Studio BBPR e ingegner Arturo Danusso
- Acquisto → 150 milioni di euro
- Restauro → 2021-2025
- Maniglie → Olivari, catalogo fino al 2005
La sala convegni della Provincia di Varese, a Villa Recalcati, ha ospitato un incontro dedicato alla Torre Velasca, il celebre edificio monumentale di Milano. La serata è stata promossa dall'Ordine degli Architetti di Varese nell'ambito della rassegna Olivari Openings e ha richiamato un'importante partecipazione di pubblico. Il racconto ha seguito tre fili: la nascita dell'edificio, il cantiere di ristrutturazione e la storia della maniglia diventata simbolo della torre.
L'apertura è stata affidata ai saluti istituzionali di Giorgio Caporaso, presidente della commissione design, e di Michela Nurra, presidente della commissione Giovani e Strumenti Innovativi. Poi Stefano Suriano, storico dell'architettura, ha portato il pubblico dentro il progetto dello Studio BBPR e dell'ingegner Arturo Danusso. La sua lettura ha messo in evidenza una modernità doppia: nelle soluzioni costruttive e nella valenza sociale dell'edificio.
Un modello abitativo oltre la sfida ingegneristica
La Torre Velasca non è stata presentata soltanto come un'opera complessa dal punto di vista tecnico. Secondo il racconto di Suriano, la torre riuniva tre strutture diverse — commerciale, uffici e abitativo — e proponeva anche soluzioni residenziali di taglio contenuto. Tra queste c'erano i bilocali da 40 metri quadri, una scelta descritta come rivoluzionaria rispetto agli standard e alle abitudini dell'abitare nel centro cittadino del dopoguerra.
Il passaggio dal progetto al presente è arrivato con l'intervento dell'architetto Giacomo Albo. Albo ha illustrato le fasi della ristrutturazione condotta tra il 2021 e il 2025, documentata con migliaia di fotografie richieste dall'ultimo acquirente. La riqualificazione ha adattato la torre ai tempi contemporanei mantenendo il rispetto per la struttura originale. La serata si è chiusa con l'ingegner Antonio Olivari, dell'omonima azienda, e con il racconto delle maniglie disegnate negli anni Cinquanta da Gio Ponti e Lodovico Barbiano di Belgiojoso, membro dello studio BBPR. Da allora, quel disegno è conosciuto come «Maniglia Velasca».
Dettagli operativi
Dal modello abitativo alla conservazione
Il punto più significativo del racconto non è una singola data, ma il modo in cui i relatori hanno collegato uso, costruzione e conservazione. La Torre Velasca è stata letta insieme come edificio tecnico e come modello abitativo. La presenza, nella stessa torre, di spazi commerciali, uffici e abitazioni descrive una struttura articolata; i bilocali da 40 metri quadri aggiungono a questa articolazione una scelta residenziale di dimensione contenuta. È questo accostamento, secondo la ricostruzione della serata, a rendere il progetto innovativo anche sul piano sociale.
Filologia come criterio di lavoro
Sul restauro, la parola chiave è «filologia». Prima dei lavori è stato realizzato un inventario minuzioso di tutto ciò che si trovava all'interno della torre. La fase successiva non ha cancellato quella ricognizione: ha portato al ripristino di gran parte degli elementi originali, dalle boiserie ai dettagli storici delle scale. Il criterio descritto da Giacomo Albo tiene quindi insieme due esigenze: riadattare l'edificio ai tempi contemporanei e restare fedeli al disegno originario.
La dimensione economica rende il cantiere ancora più imponente. I costi di riqualificazione hanno duplicato la cifra originaria di acquisto dell'immobile, pari a 150 milioni di euro. Il dato non è separato dalla documentazione: le migliaia di fotografie richieste dall'ultimo acquirente raccontano la lunga fase del cantiere e accompagnano la trasformazione senza sostituirsi alla struttura esistente.
Per un frontaliere che cerca Permesso G/B, il perimetro è diverso: qui non ci sono indicazioni amministrative, fiscali o previdenziali, ma un resoconto culturale nato in provincia di Varese. La distinzione evita di attribuire alla serata contenuti che non ha.
La storia della maniglia chiude il ragionamento con un oggetto concreto. Il disegno di Gio Ponti e Lodovico Barbiano di Belgiojoso, prodotto da Olivari e rimasto in catalogo per quasi cinquant'anni fino al 2005, porta l'architettura dal profilo della torre al gesto di aprire una porta. Il progetto, nella lettura proposta, continua così a parlare attraverso una parte piccola ma riconoscibile dell'edificio.
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Punti chiave
Come leggere il racconto della serata
La sequenza operativa
Per usare il resoconto senza confondere piani diversi, il lettore può seguire questa sequenza:
- Partire dal luogo e dal promotore: Villa Recalcati, sala convegni della Provincia di Varese, e Ordine degli Architetti di Varese.
- Attribuire ogni passaggio al relatore: Stefano Suriano per la nascita e il progetto, Giacomo Albo per il cantiere, Antonio Olivari per le maniglie.
- Tenere separati i tre usi della torre: commerciale, uffici e abitativo. Il dato dei bilocali da 40 metri quadri va letto dentro questa combinazione.
- Seguire il restauro come una serie di operazioni: documentazione con migliaia di foto, inventario degli interni, ripristino di boiserie e dettagli storici delle scale.
- Chiudere sul dettaglio: disegno negli anni Cinquanta, attribuzione a Gio Ponti e Lodovico Barbiano di Belgiojoso, produzione Olivari e catalogo fino al 2005.
Questa sequenza permette di passare dalla cornice pubblica al contenuto tecnico, dal modello abitativo alla conservazione, fino all'oggetto che ha dato un nome alla propria categoria. È un percorso concreto perché usa soltanto i passaggi presentati durante l'incontro e non aggiunge date, costi o procedure che il resoconto non contiene.
Il primo passaggio serve a non separare l'edificio dal luogo in cui la storia è stata raccontata. Il secondo evita di attribuire a un relatore il contenuto dell'altro: la prospettiva dello storico dell'architettura, quella dell'architetto impegnato nella ristrutturazione e quella dell'ingegnere dell'azienda appartengono a momenti differenti della serata. Il terzo restituisce la complessità dell'edificio senza ridurla alla sua immagine esterna. Il quarto mostra perché il restauro è stato descritto come un'operazione di riadattamento rispettosa. Il quinto riporta la discussione alla scala del gesto quotidiano, quella dell'apertura di una porta.
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Fonte: varesenews.it
Domande frequenti
- Quali sono state le fasi principali del restauro della Torre Velasca?
- Il restauro, illustrato dall'architetto Giacomo Albo, si è svolto tra il 2021 e il 2025. L'intervento è stato preceduto da un minuzioso inventario di tutti gli elementi interni. Il criterio seguito è stato di natura filologica: i lavori hanno mirato a riadattare l'edificio ai tempi contemporanei preservando il disegno originario, con il ripristino di boiserie e dettagli storici delle scale, documentato attraverso migliaia di fotografie richieste dall'ultimo acquirente.
- Qual è il valore economico dell'operazione di riqualificazione?
- L'immobile è stato oggetto di un investimento importante: i costi di riqualificazione sostenuti hanno duplicato la cifra originaria di acquisto della torre, che ammontava a 150 milioni di euro. Tale dato economico riflette l'imponenza del cantiere e la complessità tecnica necessaria per mantenere il rispetto per la struttura originale durante l'adeguamento ai moderni standard abitativi e lavorativi.
- Cosa si intende per 'Maniglia Velasca'?
- La 'Maniglia Velasca' è un oggetto di design disegnato negli anni Cinquanta da Gio Ponti e Lodovico Barbiano di Belgiojoso, membro dello studio BBPR, che ha progettato l'intera torre insieme all'ingegner Arturo Danusso. Prodotta dall'azienda Olivari, questa maniglia è diventata un simbolo dell'edificio stesso ed è rimasta presente nel catalogo dell'azienda per quasi cinquant'anni, fino al 2005.