Ricerca CISL: potere d'acquisto in calo per i frontalieri

Ricerca CISL: potere d'acquisto in calo per i frontalieri

1.542 risposte raccolte nel maggio 2026 31,7% oltre un'ora e mezza negli spostamenti 87,8% considera penalizzante la «tassa sulla salute» 76,9% non valuta

Contesto

In breve

  • 1.542 risposte raccolte nel maggio 2026
  • 31,7% oltre un'ora e mezza negli spostamenti
  • 87,8% considera penalizzante la «tassa sulla salute»
  • 76,9% non valuta un trasferimento in Svizzera

Fatti chiave

  • Ricerca → «Lavorare oltre confine: condizioni, bisogni e prospettive dei lavoratori frontalieri»
  • Promotori → CISL dei Laghi, CISL Sondrio, CISL Piemonte Orientale e OCST
  • Risposte → 1.542 questionari online nel maggio 2026
  • Presentazione → sabato 24 ottobre alle 9.30
  • Sede → Centro Congressi Ville Ponti di Varese
  • Como → quasi 32 mila frontalieri
  • Varese → 31 mila frontalieri
  • Quota da Como → 41% dei lavoratori italiani occupati in Ticino

Il questionario e la presentazione

Nel maggio 2026, 1.542 lavoratrici e lavoratori hanno risposto al questionario online promosso da CISL dei Laghi, CISL Sondrio, CISL Piemonte Orientale e dal sindacato ticinese OCST. La ricerca, intitolata «Lavorare oltre confine: condizioni, bisogni e prospettive dei lavoratori frontalieri», sarà presentata sabato 24 ottobre alle 9.30 al Centro Congressi Ville Ponti di Varese.

La finalità dichiarata è raccogliere direttamente dai frontalieri indicazioni sui cambiamenti del loro lavoro, senza limitarsi alle statistiche ufficiali, e tradurre l'ascolto in proposte concrete. Il coordinamento scientifico è affidato a BiblioLavoro, il centro studi della CISL Lombardia.

La ricerca riguarda decine di migliaia di persone: ogni mattina oltrepassano il confine per raggiungere il lavoro in Svizzera e ogni sera compiono il percorso inverso per rientrare a casa. Dalla provincia di Como partono quasi 32 mila frontalieri, pari al 41% di quelli italiani occupati in Ticino; dalla provincia di Varese ne partono altri 31 mila.

La mobilità quotidiana è uno dei primi elementi misurati dall'indagine:

«Quasi un lavoratore su tre (31,7%) dedica ogni giorno più di un'ora e mezza agli spostamenti tra casa e lavoro; per il 73,2% degli intervistati il mezzo principale è l'auto privata.»

Quanto alla flessibilità, appena il 37,4% degli intervistati lavora in aziende che permettono ai frontalieri di ricorrere al telelavoro. Il questionario mette così affiancati il tempo impiegato nel tragitto, il ricorso all'auto privata e la disponibilità ancora limitata del lavoro da remoto, offrendo una prima fotografia delle condizioni riferite da chi lavora oltre confine nel Canton Ticino.

Dettagli operativi

Salario, potere d'acquisto e welfare

Tre livelli della stessa fotografia

Il dato sulla retribuzione non consegna un giudizio unico. Il 73% degli intervistati si dice soddisfatto dello stipendio, mentre il 48,4% percepisce una riduzione del proprio potere d'acquisto negli ultimi anni. Le due percentuali si riferiscono a piani diversi: la prima misura la soddisfazione per la retribuzione, la seconda la percezione della sua evoluzione nel tempo. Letti insieme, mostrano una distanza tra apprezzamento dello stipendio e andamento percepito della capacità di acquisto, senza che la ricerca attribuisca a una causa specifica questo scarto.

Table 1: Dimensione
DimensioneRisultato del questionario
Confronto salarialeIl 55,6% considera la propria retribuzione inferiore a quella di un residente svizzero con le stesse mansioni
Contratto collettivoLa quota sale al 63,4% tra chi non è coperto
Trattamento discriminatorioIl 42,7% riferisce almeno un episodio percepito come discriminatorio in quanto frontaliere
Welfare aziendaleIl 58,9% non è soddisfatto

Il passaggio dal 55,6% al 63,4% è presentato dalla fonte come una differenza tra gli intervistati complessivi e quelli senza copertura di un contratto collettivo. L'indagine non fornisce altri elementi per spiegare quel divario, ma segnala la percezione di guadagnare meno rispetto a un residente svizzero con le stesse mansioni. Il 42,7% aggiunge una seconda criticità: riferisce almeno un episodio in cui ha ritenuto discriminatorio il trattamento ricevuto in quanto frontaliere.

Anche il welfare aziendale riceve un giudizio netto. Per la maggioranza mancano contributi per il trasporto, buoni pasto o premi di produzione, mentre il 58,9% dichiara di non esserne soddisfatto. La cosiddetta «tassa sulla salute» è considerata penalizzante dall'87,8% degli intervistati.

Sul secondo pilastro emerge infine un bisogno di informazione: il 69,2% dichiara di avere una conoscenza scarsa o nulla del funzionamento della propria cassa pensione. Il tema previdenziale, nella ricerca, è quindi associato soprattutto alla conoscenza limitata del sistema, non a una valutazione numerica delle prestazioni future.

Punti chiave

Telelavoro, equilibrio e scelta di vita

Il confronto tra remoto e presenza

Il telelavoro emerge nell'indagine anche come elemento di confronto tra diverse condizioni organizzative. Tra chi lo utilizza, il 95,2% lo promuove quasi all'unanimità. La valutazione riguarda quindi i lavoratori che hanno già accesso al lavoro da remoto e lo sperimentano direttamente.

La stessa ricerca mette poi a confronto l'equilibrio tra vita e lavoro. Tra chi lavora da remoto, il 69,5% si dichiara soddisfatto; la quota scende al 51,8% tra chi lavora solo in presenza. Sono percentuali riferite a due gruppi distinti del questionario e descrivono una differenza di giudizio sull'equilibrio quotidiano, senza trasformarla in una previsione o in una spiegazione causale.

L'ultima indicazione riguarda la mobilità residenziale. Il 76,9% non prenderebbe in considerazione un trasferimento in Svizzera. Secondo la ricerca, il frontalierato si configura dunque come una scelta stabile di vita, anziché come una tappa verso l'emigrazione. Il dato completa la fotografia del lavoro oltre confine: il questionario considera insieme condizioni occupazionali, spostamenti, telelavoro e prospettive personali.

Dopo l'analisi, il volume riserva la seconda parte alle proposte sindacali. Nel contenuto disponibile, però, le singole proposte non sono elencate. Non è quindi possibile attribuire alla ricerca misure specifiche oltre alla finalità dichiarata di trasformare l'ascolto in proposte concrete.

Il testo fornito non riporta inoltre dati o regole su permesso G, AVS, LPP, LAMal, ristorni, imposta alla fonte, Brogeda, INPS o doppia imposizione. Questi temi non possono essere ricavati dalle percentuali dell'indagine e restano fuori dall'analisi descritta dalla fonte.

Fonte: varesenoi.it

Domande frequenti
Quali sono i principali risultati della ricerca CISL sui salari e il potere d'acquisto?
La ricerca mostra un contrasto: sebbene il 73% degli intervistati sia soddisfatto dello stipendio, il 48,4% ritiene che il proprio potere d'acquisto sia diminuito negli ultimi anni. Inoltre, il 55,6% degli intervistati percepisce di guadagnare meno rispetto a un residente svizzero con le stesse mansioni, una quota che sale al 63,4% tra coloro che non sono coperti da un contratto collettivo.
Cosa emerge riguardo alla mobilità e al telelavoro dei frontalieri?
L'indagine evidenzia che il 31,7% dei lavoratori impiega più di un'ora e mezza al giorno negli spostamenti, con il 73,2% che utilizza l'auto privata. Per quanto riguarda il telelavoro, solo il 37,4% lavora in aziende che lo consentono. Tuttavia, tra chi lo utilizza, il 95,2% lo promuove e il 69,5% si dichiara soddisfatto dell'equilibrio tra vita e lavoro, contro il 51,8% di chi lavora solo in presenza.
Qual è l'opinione dei frontalieri sulla «tassa sulla salute» e sul welfare?
La cosiddetta «tassa sulla salute» è considerata penalizzante dall'87,8% degli intervistati. Anche il welfare aziendale riceve giudizi negativi: il 58,9% non ne è soddisfatto, lamentando in particolare la mancanza di buoni pasto, premi di produzione o contributi per il trasporto. In aggiunta, il 42,7% dei lavoratori riferisce di aver subito almeno un episodio percepito come discriminatorio in quanto frontaliere.

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