Richiedenti asilo e ucraini: ora possono lavorare in Svizzera

Richiedenti asilo e ucraini: ora possono lavorare

Nuove ordinanze federali permettono a richiedenti asilo e titolari di protezione S, compresi gli ucraini, di esercitare attività lucrativa in Svizzera, anche in Ticino.

Contesto

In breve

  • Richiedenti asilo e titolari statuto S possono lavorare in Ticino.
  • Autorizzazione cantonale richiesta, iter semplificato entro 30 giorni.
  • Misura valida fino al 29 giugno 2026, con possibile proroga.
  • Settori chiave: edilizia, turismo, commercio e assistenza.

Fatti chiave

  • Data ordinanze: 20 marzo 2026
  • Scadenza normativa: 29 giugno 2026
  • Luogo applicazione: Canton Ticino e aree di confine
  • Beneficiari: Richiedenti asilo e titolari statuto S, inclusi ucraini
  • Numero stimato beneficiari: Circa 10.000 persone
  • Salario minimo edilizia: Circa 3.350 CHF mensili
  • Salario minimo servizi e commercio: Circa 3.200 CHF mensili
  • Età target PTI: Giovani tra 18 e 25 anni

L'apertura al lavoro per richiedenti asilo e titolari dello statuto S, tra cui gli ucraini, rappresenta un passo decisivo nell'integrazione dei migranti in Svizzera. Con le recenti ordinanze adottate il 20 marzo 2026 dal Consiglio federale, queste categorie di stranieri potranno esercitare un’attività lavorativa, previa autorizzazione, anche durante la fase di esame della domanda di protezione. La decisione si inserisce nel quadro delle misure di integrazione, che puntano a favorire l'inserimento socio-economico di chi arriva in Svizzera, in particolare in un contesto di crisi internazionale come quella ucraina. La novità più significativa riguarda la possibilità, per i richiedenti asilo e per chi ha in corso la valutazione dello statuto S, di lavorare anche prima di ricevere una decisione definitiva, con il sostegno dei contributi federali. Questo permette di facilitare l'inserimento nel mercato del lavoro e di ridurre i tempi di attesa, con benefici concreti anche per aziende e attività economiche locali, specialmente nei settori di servizi, edilizia e commercio. In Ticino, con il confine di Brogeda e Gaggiolo particolarmente trafficati, questa misura si tradurrà in un aumento di opportunità occupazionali per i frontalieri in attesa di permesso e per i migranti in fase di integrazione. Secondo le stime, circa 10.000 persone in fase di domanda di protezione S potrebbero trarne beneficio, contribuendo a colmare le carenze di manodopera, soprattutto in settori come l’edilizia, il turismo e l’assistenza. La normativa si applica anche agli ucraini titolari di protezione S, che potranno accedere a un programma di inserimento lavorativo più snello, favorendo così un flusso di lavoro più sostenibile nel Canton Ticino e nelle aree di confine, dove la domanda di manodopera è in forte crescita. La misura si inserisce nel più ampio piano di sostegno all'integrazione, che prevede anche il rafforzamento dei programmi di formazione e tirocinio, come il Pretirocinio d'integrazione (PTI), ormai stabile a livello federale, e l'inserimento di giovani stranieri in apprendistato attraverso specifici piani di accompagnamento. Dal punto di vista pratico, i richiedenti asilo devono ottenere l’autorizzazione cantonale prima di iniziare a lavorare, e il datore di lavoro deve rispettare le normative sul lavoro svizzere, inclusi salari minimi e condizioni di sicurezza. La procedura prevede un iter semplificato rispetto al passato, che permette di avviare rapidamente attività lavorative, anche in vista di una possibile domanda di permesso di soggiorno. Questa riforma si inserisce in un quadro normativo più ampio, che coinvolge anche il SECO e il Dipartimento delle finanze e dell’economia del Canton Ticino, con l’obiettivo di favorire un’integrazione reale e duratura nel tessuto economico locale.

Dettagli operativi

Approfondimento normativo: le ordinanze adottate dal Consiglio federale stabiliscono che le persone in fase di esame della domanda di protezione S possano essere autorizzate a lavorare, previa richiesta e autorizzazione cantonale. La procedura, già in uso per i richiedenti asilo, si estende ora anche alle persone titolari di protezione temporanea o S. La normativa prevede che l’autorizzazione venga rilasciata entro 30 giorni dalla richiesta, con possibilità di rinnovo e di accesso a diverse tipologie di attività. Gli importi e le condizioni di lavoro sono regolamentati secondo le direttive del SECO, con particolare attenzione ai salari minimi, che in Ticino si attestano intorno ai 3.350 CHF mensili per il settore edile e 3.200 CHF per servizi e commercio. I datori di lavoro devono rispettare anche le norme sulla sicurezza, le ore di lavoro e i contributi previdenziali. In più, il programma pilota di Pretirocinio d'integrazione (PTI), che prevede percorsi formativi e di inserimento professionale per i giovani stranieri arrivati in età avanzata, sarà esteso a livello federale e diventerà stabile anche in Ticino, con il coinvolgimento di SUPSI e USI. La misura, finanziata con fondi federali, mira a favorire l’integrazione di giovani tra i 18 e i 25 anni, offrendo loro opportunità di formazione e inserimento lavorativo in settori strategici come l’edilizia, il turismo e il commercio. La novità consiste anche nel rafforzamento delle collaborazioni tra enti cantonali e federali, per garantire una corretta attuazione delle procedure e un monitoraggio continuo dell’efficacia delle misure. Per i frontalieri, questa normativa rappresenta un'opportunità concreta di ampliare le possibilità di lavoro, anche in settori non tradizionali, riducendo i tempi di inserimento e migliorando le condizioni salariali. La collaborazione tra il Canton Ticino, il SECO e le associazioni di categoria sarà fondamentale per garantire un’applicazione efficace e sostenibile delle nuove regole.

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Punti chiave

Per i richiedenti asilo e gli ucraini interessati a sfruttare questa opportunità, conviene seguire alcuni passaggi pratici: innanzitutto, verificare la propria situazione presso gli uffici cantonali di migrazione o l’USI di Lugano, che forniscono supporto e chiarimenti. È importante presentare una domanda di autorizzazione al lavoro, allegando i documenti necessari come il passaporto, la richiesta di protezione in corso e eventuali certificazioni di formazione. Una volta ottenuta l’autorizzazione, il lavoratore potrà iniziare l’attività, rispettando le condizioni previste. Dal lato delle aziende, conviene aggiornarsi sulle norme salariali e di sicurezza, garantendo condizioni di lavoro conformi alle normative svizzere. La collaborazione tra enti pubblici e privati si tradurrà in un vantaggio sia per chi cerca occupazione che per le imprese locali, contribuendo a sostenere l’economia di frontiera e a ridurre il fenomeno del lavoro irregolare. Per approfondire i dettagli, consultare il calcolatore di stipendio, che permette di stimare il salario netto in base alle condizioni di lavoro e alle aliquote fiscali. Ricordiamo che queste misure resteranno in vigore fino al 29 giugno 2026, data di fine consultazione, e potrebbero essere prorogate o modificate in base alle evoluzioni del contesto internazionale e locale. Per rimanere aggiornati, visitare regolarmente il sito istituzionale del Canton Ticino e i canali ufficiali di info migratorie. La nuova normativa rappresenta un’opportunità concreta di integrazione e di sviluppo economico, che può portare benefici tangibili alle comunità locali e ai lavoratori stranieri.

Domande frequenti
Posso lavorare in Svizzera anche se sono in attesa della mia domanda di protezione S?
Sì, grazie alle nuove ordinanze del Consiglio federale, puoi lavorare in Svizzera anche prima di ricevere una decisione definitiva sulla tua domanda di protezione S.
Qual è il massimo tempo di attesa per l'autorizzazione al lavoro per richiedenti asilo o titolari di protezione S in Svizzera?
L'autorizzazione al lavoro viene rilasciata entro 30 giorni dalla richiesta.
Quali sono i salari minimi per i frontalieri con status S in Ticino?
In Ticino, i salari minimi variano per settore. Per l'edilizia, si attestano intorno ai 3.350 CHF mensili. Per i settori dei servizi e del commercio, il minimo è di circa 3.200 CHF mensili. Questi importi sono regolamentati dal SECO e devono essere rispettati dai datori di lavoro svizzeri.
Quanto tempo ci vuole per ottenere l'autorizzazione al lavoro per chi ha lo status S?
L'autorizzazione al lavoro per le persone in fase di esame della domanda di protezione S viene rilasciata entro 30 giorni dalla richiesta. Questa procedura è stata semplificata per favorire un rapido inserimento nel mercato del lavoro svizzero, con possibilità di rinnovo.
Quali sono i settori in crescita per i frontalieri con protezione S in Ticino?
I settori che beneficiano maggiormente di questa nuova normativa in Ticino includono l'edilizia, il turismo e l'assistenza. Anche il commercio e i servizi offrono nuove opportunità. Queste aree registrano una forte domanda di manodopera, favorendo l'integrazione dei lavoratori con status S.

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