Ai giovani non basta un lavoro. Serve un futuro

Nel 2024, in Ticino il salario mediano lordo mensile si attestava a 5'708 franchi La media mensile svizzera ammontava a 7'024 franchi A un anno
Contesto
In breve
- Nel 2024, in Ticino il salario mediano lordo mensile si attestava a 5'708 franchi
- La media mensile svizzera ammontava a 7'024 franchi
- A un anno dal conseguimento del titolo, il 93% dei diplomati intervistati nell'indagine SUPSI lavorava o proseguiva gli studi
- Tra chi lavorava, il 76% era occupato in Ticino
Fatti chiave
- Salario mediano lordo in Ticino → 5'708 franchi mensili nel 2024
- Media svizzera → 7'024 franchi mensili nel 2024
- Fonte statistica → Ufficio federale di statistica
- Indagine → ultima indagine SUPSI
- A un anno dal titolo → 93% dei diplomati intervistati lavora o prosegue gli studi
- Tra coloro che lavorano → 76% è occupato in Ticino
- Autore → Luca Frasa
La scelta dopo la formazione
Nel 2024, in Ticino il salario mediano lordo mensile si attestava a 5'708 franchi, a fronte dei 7'024 franchi della media svizzera. Secondo l'Ufficio federale di statistica, il divario, riconducibile anche alla struttura della nostra economia, è significativo. Per chi valuta le opportunità professionali, questo scarto può orientare la scelta tra restare nel Cantone e cercare altrove.
Luca Frasa parte da questa situazione. Dopo aver studiato, essersi formato e aver ottenuto un diploma o una laurea, un giovane può trovarsi davanti alla scelta tra restare in Ticino e cercare altrove migliori prospettive professionali. Il punto non coincide con il semplice ingresso nel mondo del lavoro. La questione comprende anche la possibilità di sviluppare un percorso professionale, conseguire una certa autonomia economica e, magari, formare una famiglia nel proprio Cantone.
Un indicatore legato alla formazione introduce tuttavia una nota positiva. Secondo l'ultima indagine SUPSI, a un anno dal conseguimento del titolo il 93% dei diplomati intervistati lavorava oppure proseguiva gli studi. Fra quanti lavoravano, il 76% era occupato in Ticino. Per Frasa, queste percentuali indicano che in Ticino esistono opportunità e imprese in grado di mettere a frutto le competenze.
Il confronto tra i due valori, da solo, non esaurisce il tema. La riflessione riguarda anche ciò che viene dopo l'ingresso nel lavoro: una carriera, una certa indipendenza economica e la possibilità di mettere su famiglia nel proprio Cantone. Per questo la fonte distingue chiaramente l'occupazione dalla crescita professionale. Avere un impiego e poter costruire un percorso non sono la stessa cosa.
Dettagli operativi
Il margine delle imprese
Il quadro delle imprese completa la riflessione sulle prospettive dei giovani. Non tutti possono diventare dirigenti, e non è realistico aspettarsi che ogni azienda garantisca retribuzioni uguali a quelle dei grandi poli economici al di là del Gottardo. Le piccole e medie realtà ticinesi devono inoltre affrontare costi, concorrenza e la difficoltà di trovare personale qualificato. La fonte richiama questi limiti senza negarli e chiede di affrontare il tema con concretezza.
Le direzioni indicate partono dal collegamento tra formazione e mondo del lavoro. Accanto a questo, occorre favorire l'arrivo di attività ad alto valore aggiunto, appoggiare chi investe e genera posti di lavoro qualificati e ampliare per i giovani le occasioni di crescita professionale. Il ragionamento tiene insieme esigenze diverse: il percorso di chi si è formato, la capacità delle imprese di investire e la presenza di occasioni professionali che non si fermino al primo impiego.
Il punto non è chiedere a ogni azienda di funzionare come una grande realtà economica d'oltre Gottardo. È costruire condizioni in cui formazione, investimenti e impieghi qualificati possano stare nello stesso disegno. Le piccole e medie imprese restano confrontate con costi, concorrenza e ricerca di personale qualificato; allo stesso tempo, il Cantone deve interrogarsi sulle possibilità di crescita che riesce a offrire ai giovani.
Le valli e la tenuta locale
Un'attenzione particolare va riservata alle valli, dove le opportunità sono inevitabilmente più limitate. Quando un giovane parte, il territorio rischia di perdere una futura famiglia, competenze e partecipazione alla vita locale. Il tema riguarda quindi anche la dimensione collettiva del territorio: insieme a una persona possono venire meno presenze, conoscenze e partecipazione alla comunità. Le valli rendono visibile il legame tra opportunità professionali e futuro locale. Nel ragionamento di Frasa, sostenere impieghi qualificati significa guardare anche alle aree in cui le occasioni sono più limitate.
Punti chiave
Partire può essere una scelta
Un'esperienza fuori Cantone può essere positiva. Il confronto con altre realtà, l'apprendimento di nuove lingue e l'esposizione a mercati più grandi possono arricchire sia sul piano professionale sia su quello personale. La partenza, quindi, non viene presentata come un esito da evitare in ogni caso. La criticità si presenta quando lasciare il Cantone non è più una decisione volontaria, bensì un passaggio obbligato.
La distinzione è il punto di equilibrio della riflessione di Luca Frasa. Ai giovani non viene chiesto di restare in Ticino per attaccamento al territorio. La richiesta è creare le condizioni affinché possano scegliere di farlo. Restare deve essere una scelta resa possibile dalle opportunità, non una conseguenza dell'obbligo di rimanere. Allo stesso tempo, conoscere altri mercati e imparare nuove lingue può continuare a essere un'esperienza utile per la crescita personale e professionale.
Il futuro da offrire
La riflessione si sposta così sul rapporto tra investimento formativo e futuro del territorio. Un Cantone che investe nella formazione delle nuove generazioni è chiamato a valutare anche quali opportunità potrà garantire loro domani. La domanda non riguarda soltanto il conseguimento di un diploma o di una laurea, ma anche la possibilità di avviare una carriera, conquistare una certa autonomia economica e, magari, costruire una famiglia nel proprio Cantone.
Il futuro del Ticino dipende anche da quanto futuro saprà dare ai suoi giovani. La prospettiva indicata è che il lavoro non venga valutato soltanto come un impiego immediato, ma come l'inizio di un percorso. Perché questo possa accadere, la permanenza in Ticino deve restare una scelta possibile, mentre l'esperienza fuori Cantone può continuare a essere un arricchimento professionale e personale. Il punto finale della riflessione è la possibilità di scegliere tra queste strade, senza trasformare la partenza in una necessità.
Fonte: tio.ch
Domande frequenti
- Qual è il salario mediano lordo in Ticino nel 2024?
- Nel 2024, il salario mediano lordo in Ticino è di 5'708 franchi mensili, mentre la media svizzera si attesta a 7'024 franchi mensili, secondo l'Ufficio federale di statistica.
- Cosa succede ai diplomati SUPSI un anno dopo il conseguimento del titolo?
- Secondo l'ultima indagine SUPSI, il 93% dei diplomati intervistati lavora o prosegue gli studi a un anno dal conseguimento del titolo. Tra coloro che lavorano, il 76% è occupato in Ticino.
- Quali sono le sfide per le imprese ticinesi nel contesto delle opportunità per i giovani?
- Le imprese ticinesi, soprattutto quelle piccole e medie, affrontano costi, concorrenza e difficoltà nel reperire personale qualificato. È necessario favorire l'insediamento di attività ad alto valore aggiunto e sostenere chi investe e crea impieghi qualificati per offrire ai giovani maggiori possibilità di crescita professionale.
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