Fallimenti aziendali in netto aumento, record nel 2025-2026

Fallimenti aziendali in netto aumento, record nel 2025-2026

11’063 aziende insolventi tra gennaio e settembre Fallimenti di ditte a 13’660, +38,4% annuo Nuove iscrizioni al registro: 41’706 Privati: 8’003 fallimenti

Contesto

In breve

  • 11’063 aziende insolventi tra gennaio e settembre
  • Fallimenti di ditte a 13’660, +38,4% annuo
  • Nuove iscrizioni al registro: 41’706
  • Privati: 8’003 fallimenti nei primi nove mesi

Fatti chiave

  • Periodo → gennaio-settembre
  • Insolvenze aziendali → 11’063 (+45,6%)
  • Lacune organizzative → 2’597 (+14,2%)
  • Fallimenti complessivi di ditte → 13’660 (+38,4%)
  • Nuove iscrizioni → 41’706 (+2,1%)
  • Stralci → 26’712 (+4,9%)
  • Fallimenti privati → 8’003 (+6,3%)
  • Chiusure aziendali attese nel 2026 → oltre 19’000

Fra gennaio e settembre, 11’063 aziende in Svizzera hanno presentato i bilanci nell’ambito di una procedura d’insolvenza, non essendo in grado di far fronte ai pagamenti. Il dato, diffuso dalla società di informazioni economiche Creditreform e riportato da Keystone-ATS, è del 45,6% superiore a quello dello stesso periodo del 2025. La rilevazione riguarda la Svizzera.

Alle procedure per insolvenza si sommano 2’597 chiusure dovute a lacune nell’organizzazione, previste dall’articolo 731b del Codice delle obbligazioni. L’aumento di questa voce è stato del 14,2%. Il totale dei fallimenti di ditte ha così raggiunto 13’660 casi, con una progressione annua del 38,4%.

A incidere vi è anche la modifica legislativa entrata in vigore all’inizio del 2025. Da allora, le istituzioni di diritto pubblico sono tenute a esigere dalle aziende il pagamento degli arretrati attraverso la procedura fallimentare. Sono state così equiparate ai creditori privati. Gli esperti di Creditreform sostengono che il precedente privilegio portasse le imprese ad adempiere in misura insufficiente verso i creditori pubblici.

«L’abolizione di questo privilegio era attesa da tempo».

Creditreform collega inoltre l’aumento delle bancarotte al boom delle nuove società, in corso da alcuni anni. Le giovani realtà, ricorda la società, sono esposte al rischio di chiusura soprattutto nei primi cinque anni di attività.

Nuove iscrizioni e cancellazioni

Nel periodo considerato, le nuove iscrizioni al registro di commercio sono state 41’706, in aumento del 2,1%. Gli stralci hanno raggiunto 26’712, con un incremento del 4,9%, lasciando una crescita netta di 14’994 imprese. Creditreform ipotizza che nel complesso del 2026 le nuove società possano arrivare a 57’000, un livello da primato.

Sul fronte delle persone private, i fallimenti sono stati 8’003, in aumento del 6,3%. Le eredità rifiutate, 6’353, sono salite del 3,8%; le bancarotte di persone viventi sono cresciute del 17,2%, a 1’650, comunque meno numerose in termini assoluti.

Dettagli operativi

La lettura pratica del quadro

Per chi segue l’economia svizzera, il dato più utile non è una sola cifra, ma il modo in cui Creditreform separa le cause. Nel totale delle ditte confluiscono le insolvenze, legate all’incapacità di far fronte ai pagamenti, e le chiusure per lacune nell’organizzazione. Leggere solo il totale rischia quindi di nascondere due meccanismi diversi. Il confronto corretto è tra la stessa voce e lo stesso periodo, non tra aggregati costruiti in modo diverso.

Un mercato che apre e chiude nello stesso periodo

La fotografia delle imprese mostra anche un doppio movimento. Le iscrizioni al registro di commercio crescono, ma crescono pure gli stralci. La crescita netta di 14’994 aziende non cancella il fatto che 26’712 siano state stralciate nel periodo: descrive un saldo positivo tra due movimenti distinti, non l’assenza di chiusure. Creditreform indica proprio il boom delle nuove realtà come una possibile componente dell’aumento delle bancarotte e segnala i primi cinque anni come fase particolarmente esposta per le giovani imprese.

C’è poi l’effetto della normativa in vigore dall’inizio del 2025. Le istituzioni di diritto pubblico sono state equiparate ai creditori privati nella richiesta di pagamento dei crediti arretrati attraverso la procedura di fallimento. Per interpretare l’aumento annuo, questa modifica va tenuta separata dagli altri fattori indicati dalla società: il dato è influenzato anche dal cambiamento delle procedure attivate.

Stima, non consuntivo

L’ipotesi di oltre 19’000 chiusure aziendali per il 2026 va letta come previsione di Creditreform, non come dato già registrato. Per i privati, la stima annuale è di oltre 10’600 fallimenti. Il paragone con le circa 8’000 bancarotte del 2019, ultimo anno pre-Covid citato dalla fonte, serve a misurare la distanza storica.

Per i privati, invece, il quadro ha una composizione diversa: le eredità rifiutate rappresentano la parte prevalente, mentre le bancarotte di persone viventi hanno un peso assoluto minore, pur essendo in forte aumento. Distinguere queste categorie evita di attribuire alle famiglie e alle imprese la stessa dinamica.

Punti chiave

Dalla notizia a una verifica ordinata

Per usare la notizia in modo operativo, il percorso più prudente è una sequenza di controllo che separa categorie, periodi e previsioni. Per chi gestisce un’attività, ha rapporti con un’azienda o segue i dati svizzeri, i passaggi sono cinque:

1. Parti dal periodo: gennaio-settembre è la finestra usata per i dati osservati. Non sovrapporla alla previsione sull’intero 2026, che riguarda un arco temporale diverso.

2. Isola la causa: l’incapacità a far fronte ai pagamenti corrisponde alle insolvenze; le lacune nell’organizzazione sono la voce richiamata dall’articolo 731b del Codice delle obbligazioni.

3. Dall’inizio del 2025, le istituzioni di diritto pubblico devono esigere dalle aziende il pagamento degli arretrati tramite la procedura fallimentare, al pari dei creditori privati.

4. Separa i privati: le eredità rifiutate e le bancarotte di persone viventi sono conteggiate distintamente. Conservare questa divisione evita di leggere 8’003 casi come un unico fenomeno.

5. Tratta le proiezioni come tali: le oltre 19’000 chiusure aziendali attese per il 2026 sono una stima di Creditreform. Per il confronto storico, usa le circa 8’000 bancarotte del 2019 indicate dalla fonte.

Che cosa controllare nel tempo

Il primo elemento da monitorare è il passaggio dai dati dei primi nove mesi alla chiusura dell’intero 2026. Creditreform indica una soglia attesa, non un consuntivo; la verifica dovrà quindi confrontare la previsione con il numero finale di chiusure aziendali. Lo stesso criterio vale per la crescita netta: il saldo tra iscrizioni e stralci descrive il movimento complessivo, ma non sostituisce la lettura separata delle due serie.

La distinzione delle procedure serve anche a non attribuire automaticamente ogni aumento alla stessa causa. L’insolvenza riguarda l’incapacità a far fronte ai pagamenti; le lacune organizzative sono una voce diversa, richiamata dall’articolo 731b del Codice delle obbligazioni. Per i creditori pubblici, la data da tenere a mente è l’inizio del 2025, quando è entrata in vigore la modifica che li ha equiparati ai privati nella procedura per i crediti arretrati.

Chi vuole trasformare la lettura del quadro delle imprese in una ricerca di datori di lavoro può consultare aziende che assumono.

Fonte: swissinfo.ch

Domande frequenti
Qual è l’aumento percentuale delle insolvenze aziendali nei primi nove mesi rispetto allo stesso periodo del 2025?
Le insolvenze aziendali sono aumentate del 45,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, raggiungendo quota 11’063 imprese. Questo dato, fornito da Creditreform, riflette la difficoltà di molte aziende a far fronte ai pagamenti nei primi nove mesi dell’anno.
Quante nuove imprese sono state iscritte al registro di commercio nel periodo gennaio‑settembre e qual è la variazione annua?
Nel periodo gennaio‑settembre sono state registrate 41’706 nuove iscrizioni al registro di commercio, con un incremento annuo del 2,1%. Contemporaneamente gli stralci sono stati 26’712 (+4,9%), lasciando una crescita netta di 14’994 imprese.
Qual è la proiezione di Creditreform per le chiusure aziendali totali nel 2026 e a cosa è attribuita?
Creditreform stima oltre 19’000 chiusure aziendali per l’intero 2026, cifra da considerare una previsione e non un consuntivo. L’incremento è collegato al boom delle nuove società e alla normativa entrata in vigore all’inizio del 2025 che equipara i creditori pubblici ai privati nella procedura di fallimento.

Articoli correlati