Public Eye denuncia salari da fame in azienda del marchio On (guida frontaliere)

Il marchio On sospende ordini e avvia indagine dopo denunce di salari minimi in un sub-fornitore indonesiano.

Contesto

In breve - Public Eye denuncia salari al limite della sussistenza in Indonesia. - Azienda On sospende ordini e avvia indagine indipendente. - 112 licenziamenti sindacali, molti riassunti dopo pressioni. ## Fatti chiave - Cosa: Salari da fame e condizioni di lavoro precarie. - Quando: Rapporto recente, data non specificata. - Dove: Fabbrica Yihong, isola di Giava, Indonesia. - Chi: Sub-fornitore del marchio On e partner Long Rich. - Importo: Stipendi di circa 2,9 milioni di rupie (circa 130 franchi). Un rapporto di Public Eye ha messo sotto accusa le condizioni lavorative in un sub-fornitore indonesiano collegato al noto marchio svizzero di scarpe On. La fabbrica Yihong sull'isola di Giava è stata segnalata per salari ai minimi legali, pari a 2,9 milioni di rupie mensili, ovvero circa 130 franchi, una cifra giudicata insufficiente per garantire una vita dignitosa. Il documento evidenzia anche gravi violazioni: orari di lavoro non rispettati, assenza di contratti scritti, licenziamenti illegittimi e episodi di molestie. In particolare, un conflitto sindacale ha portato al licenziamento di 112 membri del sindacato, di cui 64 sono stati poi riassunti a seguito delle pressioni esercitate dai marchi committenti. L'azienda On ha reagito definendo tali condizioni "in chiaro contrasto" con i propri valori e il codice di condotta aziendale. Ha deciso di sospendere immediatamente tutti i nuovi ordini alla fabbrica Yihong fino alla completa risoluzione delle irregolarità. Inoltre, On ha annunciato l'avvio di un'indagine indipendente per fare piena luce sui fatti. È stata confermata la riassunzione di alcuni lavoratori e l'impegno della fabbrica a rimborsare gli stipendi arretrati. ### Contesto e reazione Questa vicenda pone all'attenzione anche i temi della responsabilità soci...

Dettagli operativi

Le implicazioni di questa vicenda per i frontalieri ticinesi, pur non essendo dirette, toccano la sensibilità verso le condizioni di lavoro dignitose, tema caro anche nella regione di confine. Le aziende che operano in Ticino e che si approvvigionano da fornitori esteri sono sempre più sotto pressione per garantire standard rispettosi dei diritti dei lavoratori, in linea con le normative svizzere e con il codice etico imposto da marchi come On. ### Implicazioni per il Canton Ticino e i frontalieri Nel Canton Ticino, dove lavorano migliaia di frontalieri con permesso G, il rispetto degli standard sul lavoro è cruciale. Sebbene la vicenda riguardi una fabbrica in Indonesia, riflette una crescente attenzione alle condizioni salariali che impattano anche su temi come AVS, LPP e LAMal, che tutelano i lavoratori in Svizzera. Le aziende ticinesi e i loro fornitori devono mantenere trasparenza fiscale e sociale, elementi che influenzano anche la percezione e il valore del lavoro dei frontalieri, soprattutto in vista del nuovo accordo fiscale 2026. Confrontando la situazione attuale con il passato, emerge una maggiore responsabilizzazione delle imprese svizzere verso le condizioni di lavoro nelle filiere globali. Questo contribuisce indirettamente a rafforzare le tutele per i lavoratori frontalieri, con un effetto positivo anche sulla lotta contro pratiche di dumping salariale e lavoro nero, fenomeni che possono influenzare negativamente il mercato del lavoro ticinese e i ristorni fiscali tra Svizzera e Italia. La vicenda ricorda inoltre l'importanza dei controlli e delle certificazioni, che il Canton Ticino e le istituzioni competenti come il DFE e il SECO promuovono per garantire trasparenza e rispetto della normativa, a vantaggio sia dei datori di lavoro sia dei lavoratori...

Punti chiave

Per i frontalieri e le aziende ticinesi che collaborano o si approvvigionano da fornitori esteri, questa vicenda sottolinea la necessità di adottare procedure chiare e controlli rigorosi per assicurare il rispetto dei diritti dei lavoratori lungo tutta la catena produttiva. ### Cosa fare concretamente 1. Monitoraggio fornitori: Le aziende devono verificare periodicamente le condizioni di lavoro presso i propri fornitori, anche esteri, tramite audit indipendenti. 2. Codice di condotta: Adottare e far rispettare un codice di condotta che includa il rispetto di salari minimi, orari leciti, e assenza di molestie. 3. Coinvolgimento sindacale: Favorire il dialogo con i sindacati per prevenire conflitti e garantire il diritto alla rappresentanza dei lavoratori. 4. Trasparenza fiscale: Per i frontalieri, è importante conoscere le implicazioni di queste dinamiche anche nella propria realtà fiscale, specie in vista del nuovo accordo fiscale 2026 e delle norme su imposta alla fonte e ristorni. 5. Informarsi e aggiornarsi: Utilizzare strumenti come il nostro calcolatore fiscale per gestire al meglio stipendio e tassazione. Questi passaggi aiutano a tutelare i lavoratori e a mantenere un mercato del lavoro sano e competitivo in Ticino, garantendo al contempo trasparenza e correttezza, valori fondamentali per i frontalieri che contribuiscono ogni giorno all’economia locale. Fonte: tvsvizzera.it

Punti chiave

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Domande frequenti
Quali salari sono stati denunciati da Public Eye nella fabbrica indonesiana?
Il rapporto denuncia salari di circa 2,9 milioni di rupie al mese, equivalenti a circa 130 franchi, pari al salario minimo legale ma giudicati insufficienti per vivere.
Come ha reagito il marchio On alle denunce sulle condizioni di lavoro?
On ha sospeso immediatamente tutti i nuovi ordini alla fabbrica Yihong, ha avviato un'indagine indipendente, e ha confermato la riassunzione di alcuni lavoratori licenziati.
Quali implicazioni ha questa vicenda per i frontalieri ticinesi?
Sebbene la vicenda riguardi l'Indonesia, evidenzia l'importanza per le aziende ticinesi di garantire condizioni di lavoro dignitose anche nei fornitori esteri, influenzando indirettamente i diritti e la fiscalità dei frontalieri.

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