La ’ndrangheta usa il Ticino per sfuggire all’antimafia italiana

Sentenze svizzere e italiane rivelano come la cosca di Isola Capo Rizzuto abbia usato società ticinesi per aggirare interdittive antimafia.
Contesto
In breve
- La ’ndrangheta usa società ticinesi per aggirare interdittive antimafia
- Operazione Blizzard-Folgore: 17 arresti e sequestri per 50 milioni
- Due società a Lugano sotto indagine per riciclaggio e frode fiscale
Fatti chiave
- Cosa: Utilizzo di società ticinesi per aggirare interdittive antimafia
- Quando: 25 marzo 2025
- Dove: Ticino, Italia
- Chi: Cosca di Isola Capo Rizzuto, Procura di Catanzaro, Tribunale penale federale
- Importo: 50 milioni di euro sequestrati
Una sentenza del Tribunale penale federale e un’ordinanza della procura di Catanzaro rivelano come la cosca di Isola Capo Rizzuto abbia voluto usare società ticinesi per schermarsi dalle interdittive antimafia italiane. Questo meccanismo è emerso chiaramente da una conversazione intercettata in Italia, dove due imprenditori discutono di una società italiana colpita dall’interdittiva antimafia. La soluzione proposta? Trasferire la società in Svizzera, "col chiaro scopo di aggirare l’interdittiva che l’aveva colpita" e "farla operare in un Paese dove sarebbe stata al riparo da eventuali azioni giudiziarie".
Operazione Blizzard-Folgore
Il 25 marzo 2025, la Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Trento, in collaborazione con la Procura di Catanzaro, ha lanciato l’operazione Blizzard-Folgore, che ha portato a 17 arresti in sette province italiane e sequestri preventivi per circa 50 milioni di euro tra Italia e Svizzera. "La ’ndrangheta oggi fa finanza", ha dichiarato all’epoca l’allora procuratore capo di Trento Sandro Raimondi. Nello stesso giorno, su ordine del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), sono state perquisite alcune società a Lugano. Due di queste, basate allo stesso indirizzo, si sono opposte all’invio della documentazione sequestrata alla procura di Trento. Il Tribunale penale federale (TPF) ha respinto il ricorso con una sentenza dello scorso 10 marzo.
Le società sotto indagine
Dalla decisione del TPF emerge che due imprenditori avrebbero "agevolato l’associazione mafiosa attraverso la realizzazione di operazioni illecite utilizzando società a loro riconducibili". Tra queste figurerebbe proprio una delle due società ricorrenti, sospettata di "attività delittuose connesse al riciclaggio di denaro, frode fiscale e costituzione di trust e/o società anonime da utilizzare in maniera strumentale per l’acquisto e la gestione di società italiane ed estere". Per questo i giudici di Bellinzona hanno deciso che tutta la documentazione raccolta a Lugano deve essere trasmessa a Trento. L’avvocato delle due società, Elio Brunetti, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
La società da riacquistare
La sentenza non fornisce molti dettagli ulteriori, ma incrociando le informazioni con altri documenti giudiziari italiani, in particolare con un’ordinanza del Tribunale di Catanzaro dello scorso dicembre, emergono più dettagli sull’operazione volta a sfuggire all’antimafia italiana. Al centro della vicenda vi sono due degli arrestati: Luigi Masciari e Antonio Giardino. Quest’ultimo è attivo nel settore dell’armamento ferroviario con un’azienda – la CF (Costruzioni Ferroviarie) SRL – basata in Lombardia e che impiega oltre 100 operai con appalti ottenuti in Italia e all’estero.
Nel giugno 2021, l’azienda è confrontata con un problema: la Prefettura di Lodi le ha imposto l’interdittiva antimafia, accertando i legami tra la famiglia Giardino ed esponenti della criminalità organizzata di Isola Capo Rizzuto, in particolare con appartenenti alle cosche Arena e Nicoscia. Non è la prima volta che il nome dei Giardino compare in inchieste legate agli appalti ferroviari. Nel 2022, la DDA di Milano aveva già documentato i rapporti tra la famiglia e la Generali Costruzioni Ferroviarie (GCF), colosso romano della posa dei binari finito sotto inchiesta anche in Ticino per gli abusi sul cantiere di AlpTransit al Monte Ceneri.
Il piano svizzero
A fine novembre 2022, Masciari incontra nella provincia di Roma E.O., un imprenditore romano residente in Svizzera. Gli prospetta l’acquisto per 1,5 milioni della CF, dichiarata fallita e, gli dice, riconducibile a un suo parente. Subito dopo informa Giardino via WhatsApp: ha trovato "un romano stabilito in Svizzera". E.O. si dice interessato, spiega di aver già ottenuto una fideiussione tramite una società elvetica, e anticipa l’intenzione di trasferire il controllo della società.
Dettagli operativi
Implicazioni per il Ticino
L’utilizzo di società ticinesi per aggirare le interdittive antimafia italiane solleva preoccupazioni riguardo alla reputazione del Cantone Ticino come luogo di affari sicuro e trasparente. Questo caso potrebbe avere ripercussioni sul clima di investimento e sulla fiducia degli imprenditori stranieri che operano nel territorio.
Procedure e controlli
Le autorità svizzere, in particolare il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) e il Tribunale penale federale (TPF), hanno dimostrato di essere attive nel contrastare queste pratiche illecite. Le perquisizioni e i sequestri effettuati a Lugano sono un segnale chiaro che le autorità svizzere non tollerano l’utilizzo del sistema finanziario e societario elvetico per scopi illeciti.
Scenari futuri
Se da un lato questo caso potrebbe portare a un rafforzamento dei controlli sulle società straniere operanti in Svizzera, dall’altro potrebbe anche incentivare le autorità a collaborare più strettamente con le loro controparti italiane per prevenire e contrastare efficacemente queste attività criminali. Per i frontalieri che lavorano in Ticino, è importante essere consapevoli di queste dinamiche e assicurarsi di operare sempre nel rispetto delle leggi sia svizzere che italiane.
Confronto con la situazione precedente
Prima di questo caso, il Ticino era già stato coinvolto in inchieste relative a infiltrazioni mafiose, in particolare nel settore delle grandi opere pubbliche. Tuttavia, l’utilizzo di società ticinesi per aggirare le interdittive antimafia italiane rappresenta una nuova sfida per le autorità svizzere. Questo caso potrebbe portare a un aumento dei controlli e a una maggiore collaborazione tra le autorità svizzere e italiane per prevenire e contrastare queste attività illecite.
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Punti chiave
Cosa fare se sospetti attività illecite
Se sei un frontaliere o un imprenditore che opera in Ticino e sospetti attività illecite, è importante agire con cautela e informare le autorità competenti. Puoi contattare il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) o la polizia cantonale per segnalare eventuali sospetti.
Procedura per segnalare attività sospette
1. Raccogli prove: Documenta tutte le informazioni e le prove che hai a disposizione. 2. Contatta le autorità: Rivolgiti al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) o alla polizia cantonale. 3. Fornisci informazioni dettagliate: Spiega chiaramente cosa hai osservato e perché sospetti attività illecite. 4. Collabora con le autorità: Sii disponibile a fornire ulteriori informazioni e a collaborare con le indagini.
Strumenti utili
Per approfondire le implicazioni pratiche di questo caso e per assicurarti di operare nel rispetto delle leggi, puoi utilizzare il calcolatore fiscale per verificare la tua situazione fiscale e assicurarti di essere in regola con le normative svizzere e italiane.
Conclusioni
Questo caso rappresenta una nuova sfida per le autorità svizzere e italiane nel contrastare le attività della criminalità organizzata. Per i frontalieri e gli imprenditori che operano in Ticino, è importante essere consapevoli di queste dinamiche e assicurarsi di operare sempre nel rispetto delle leggi. Utilizza gli strumenti a tua disposizione per verificare la tua situazione fiscale e assicurarti di essere in regola con le normative.
Fonte: tvsvizzera.it
Domande frequenti
- Cosa sono le interdittive antimafia?
- Le interdittive antimafia sono misure adottate dalle autorità italiane per escludere dalle gare d’appalto e dagli appalti pubblici le imprese che hanno legami con la criminalità organizzata. Queste misure sono previste dalla legge italiana per prevenire l’infiltrazione mafiosa nel settore degli appalti pubblici.
- Quali sono le conseguenze per le società coinvolte in attività illecite?
- Le società coinvolte in attività illecite possono subire sequestri preventivi, confische di beni e sanzioni amministrative. Inoltre, i loro dirigenti possono essere arrestati e processati per reati come riciclaggio di denaro, frode fiscale e associazione a delinquere di tipo mafioso.
- Come posso proteggermi da attività illecite?
- Per proteggerti da attività illecite, è importante essere consapevole delle normative vigenti e operare sempre nel rispetto delle leggi. Se sospetti attività illecite, contatta le autorità competenti e fornisci tutte le informazioni e le prove a tua disposizione. Utilizza strumenti come il calcolatore fiscale per verificare la tua situazione fiscale e assicurarti di essere in regola con le normative.
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