Richiedenti asilo e ucraini: ora possono lavorare in Sviz

Nuove ordinanze federali permettono a richiedenti asilo e titolari di protezione S, compresi gli ucraini, di esercitare attività lucrativa in Svizzera, anche in

Contesto

L'apertura al lavoro per richiedenti asilo e titolari dello statuto S, tra cui gli ucraini, rappresenta un passo decisivo nell'integrazione dei migranti in Svizzera. Con le recenti ordinanze adottate il 20 marzo 2026 dal Consiglio federale, queste categorie di stranieri potranno esercitare un’attività lavorativa, previa autorizzazione, anche durante la fase di esame della domanda di protezione. La decisione si inserisce nel quadro delle misure di integrazione, che puntano a favorire l'inserimento socio-economico di chi arriva in Svizzera, in particolare in un contesto di crisi internazionale come quella ucraina. La novità più significativa riguarda la possibilità, per i richiedenti asilo e per chi ha in corso la valutazione dello statuto S, di lavorare anche prima di ricevere una decisione definitiva, con il sostegno dei contributi federali. Questo permette di facilitare l'inserimento nel mercato del lavoro e di ridurre i tempi di attesa, con benefici concreti anche per aziende e attività economiche locali, specialmente nei settori di servizi, edilizia e commercio. In Ticino, con il confine di Brogeda e Gaggiolo particolarmente trafficati, questa misura si tradurrà in un aumento di opportunità occupazionali per i frontalieri in attesa di permesso e per i migranti in fase di integrazione. Secondo le stime, circa 10.000 persone in fase di domanda di protezione S potrebbero trarne beneficio, contribuendo a colmare le carenze di manodopera, soprattutto in settori come l’edilizia, il turismo e l’assistenza. La normativa si applica anche agli ucraini titolari di protezione S, che potranno accedere a un programma di inserimento lavorativo più snello, favorendo così un flusso di lavoro più sostenibile nel Canton Ticino e nelle aree di confine, dove la domanda di manodopera è in...

Dettagli operativi

Approfondimento normativo: le ordinanze adottate dal Consiglio federale stabiliscono che le persone in fase di esame della domanda di protezione S possano essere autorizzate a lavorare, previa richiesta e autorizzazione cantonale. La procedura, già in uso per i richiedenti asilo, si estende ora anche alle persone titolari di protezione temporanea o S. La normativa prevede che l’autorizzazione venga rilasciata entro 30 giorni dalla richiesta, con possibilità di rinnovo e di accesso a diverse tipologie di attività. Gli importi e le condizioni di lavoro sono regolamentati secondo le direttive del SECO, con particolare attenzione ai salari minimi, che in Ticino si attestano intorno ai 3.350 CHF mensili per il settore edile e 3.200 CHF per servizi e commercio. I datori di lavoro devono rispettare anche le norme sulla sicurezza, le ore di lavoro e i contributi previdenziali. In più, il programma pilota di Pretirocinio d'integrazione (PTI), che prevede percorsi formativi e di inserimento professionale per i giovani stranieri arrivati in età avanzata, sarà esteso a livello federale e diventerà stabile anche in Ticino, con il coinvolgimento di SUPSI e USI. La misura, finanziata con fondi federali, mira a favorire l’integrazione di giovani tra i 18 e i 25 anni, offrendo loro opportunità di formazione e inserimento lavorativo in settori strategici come l’edilizia, il turismo e il commercio. La novità consiste anche nel rafforzamento delle collaborazioni tra enti cantonali e federali, per garantire una corretta attuazione delle procedure e un monitoraggio continuo dell’efficacia delle misure. Per i frontalieri, questa normativa rappresenta un'opportunità concreta di ampliare le possibilità di lavoro, anche in settori non tradizionali, riducendo i tempi di inserimento e migliorando...

Punti chiave

Per i richiedenti asilo e gli ucraini interessati a sfruttare questa opportunità, conviene seguire alcuni passaggi pratici: innanzitutto, verificare la propria situazione presso gli uffici cantonali di migrazione o l’USI di Lugano, che forniscono supporto e chiarimenti. È importante presentare una domanda di autorizzazione al lavoro, allegando i documenti necessari come il passaporto, la richiesta di protezione in corso e eventuali certificazioni di formazione. Una volta ottenuta l’autorizzazione, il lavoratore potrà iniziare l’attività, rispettando le condizioni previste. Dal lato delle aziende, conviene aggiornarsi sulle norme salariali e di sicurezza, garantendo condizioni di lavoro conformi alle normative svizzere. La collaborazione tra enti pubblici e privati si tradurrà in un vantaggio sia per chi cerca occupazione che per le imprese locali, contribuendo a sostenere l’economia di frontiera e a ridurre il fenomeno del lavoro irregolare. Per approfondire i dettagli, consultare il calcolatore di stipendio, che permette di stimare il salario netto in base alle condizioni di lavoro e alle aliquote fiscali. Ricordiamo che queste misure resteranno in vigore fino al 29 giugno 2026, data di fine consultazione, e potrebbero essere prorogate o modificate in base alle evoluzioni del contesto internazionale e locale. Per rimanere aggiornati, visitare regolarmente il sito istituzionale del Canton Ticino e i canali ufficiali di info migratorie. La nuova normativa rappresenta un’opportunità concreta di integrazione e di sviluppo economico, che può portare benefici tangibili alle comunità locali e ai lavoratori stranieri.