Glarona vieta le auto la domenica: il Ticino ci proverà?

Domeniche senza auto in Ticino: Glarona fa da apripista

Il Canton Glarona reintroduce le domeniche senza auto per limitare il sovraffollamento turistico. In Ticino si discute se adottare misure simili: Val Verzasca, Bellinzona e Lugano analizzano pro e contro.

Contesto

In breve

  • Glarona vieta auto al lago di Klöntal tre domeniche all'anno.
  • In Ticino si valuta domeniche senza auto per turismo sostenibile.
  • Lugano propone test con chiusure stradali tre volte l'anno.
  • Coinvolgimento trasporti pubblici e comunicazione sono essenziali.

Fatti chiave

  • Località misura: Lago di Klöntal, Glarona
  • Frequenza divieto: Tre domeniche all'anno
  • Obiettivo: Ridurre flussi turistici eccessivi e traffico
  • Area candidata Ticino: Valle Verzasca, lago di Vogorno, Riviera
  • Proposta Lugano: Chiusura strade centro storico tre domeniche all'anno
  • Coinvolgimento trasporti: Agevolazioni e corse aggiuntive in giorni chiusi al traffico
  • Impatto su frontalieri: Possibile miglioramento viabilità ma disagi in altri momenti
  • Normativa: Chiusure strade di competenza cantonale con coordinamento pubblico

A Glarona, per tre domeniche all’anno, le automobili non potranno accedere al lago di Klöntal. L’obiettivo è ridurre i flussi turistici eccessivi in una zona già congestionata. La misura, introdotta a livello cantonale, ha riacceso il dibattito anche in Ticino: un’iniziativa simile potrebbe essere applicata anche nel nostro Cantone, dove il turismo rappresenta un asse strategico dell’economia locale.

Un modello che divide: ridurre il traffico per proteggere il territorio

La Valle Verzasca, uno dei gioielli naturali del Ticino, è spesso citata come possibile candidata per sperimentare domeniche senza auto. Alessandro Speziali, responsabile dei progetti di sviluppo della Valle Verzasca, sottolinea però le difficoltà pratiche: «Significherebbe riempire per lo meno la prima parte della Verzasca di carovane di bus per portare turisti fino a quel punto. E questo almeno fino a Vogorno. Dopodiché, ci si può anche chiedere come si potrebbe incentivare i turisti a visitare le parti più discoste delle valli». La valle, infatti, è abitata da molte persone, il che complica ulteriormente l’adozione di restrizioni al traffico.

Bellinzona e valli: il turismo non è ancora a livelli di guardia

Juri Clericetti, direttore di Bellinzona e Valli Turismo, ritiene che la regione non soffra di sovraffollamento turistico, ma vede con favore iniziative che puntino a una fruizione più sostenibile del territorio. «Sarebbe auspicabile chiudere al traffico motorizzato una domenica senza motori, in una determinata regione. Permetterebbe di fruire in modo sostenibile, spensierato e tranquillo del nostro prodotto turistico e di quello che ha da offrire. Sarebbe interessante se il trasporto pubblico seguisse queste iniziative, per esempio con delle agevolazioni». Clericetti cita già iniziative esistenti come SlowUp e Freipass Lucomagno, che dimostrano come la mobilità dolce possa essere integrata nella valorizzazione del territorio.

Lugano: traffico congestionato, un test da valutare

A Lugano, la congestione stradale è un problema quotidiano. Roberto Badaracco, capodicastero Sport, Cultura ed Eventi, conferma che la città ha registrato flussi turistici straordinari negli ultimi anni, soprattutto in riva al Ceresio. «A livello di mobilità Lugano è così congestionata, che il fatto di avere delle domeniche di questo tipo potrebbe rendere più attrattivo il centro cittadino grazie a maggiore calma e tranquillità. Tutto ciò a beneficio non solo dei turisti, ma anche dei locali. Dunque, non vedrei male queste iniziative, ma nella misura di tre volte all’anno». Badaracco sottolinea l’importanza di trovare un equilibrio e di fare una prova per valutare gli effetti concreti.

Dettagli operativi

L’ipotesi di domeniche senza auto in Ticino non nasce dal nulla. Il dibattito si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale e la gestione dei flussi turistici, temi che stanno diventando prioritari anche per la popolazione locale. Tuttavia, le differenze territoriali tra le valli ticinesi e il Canton Glarona sono sostanziali: mentre a Glarona il problema è legato al sovraffollamento in una zona specifica come il lago di Klöntal, in Ticino la sfida riguarda una distribuzione più equilibrata dei turisti sul territorio.

Prima vs dopo: cosa cambierebbe per frontalieri e residenti

Attualmente, in Ticino non esiste alcuna normativa che preveda domeniche senza auto a livello cantonale. Le uniche eccezioni sono rappresentate da eventi locali come SlowUp, che chiude al traffico alcune strade in specifiche domeniche, o iniziative promosse da comuni singoli. Secondo Speziali, «un’iniziativa di questo tipo permetterebbe di valorizzare il territorio, di riscoprirlo in maniera lenta». Tuttavia, la fattibilità dipende dalla capacità di gestire i flussi turistici senza penalizzare gli abitanti delle valli, che già oggi lamentano disagi legati al traffico quotidiano.

Scenari pratici: come potrebbe funzionare in Ticino

Se il Ticino decidesse di sperimentare domeniche senza auto, i primi candidati sarebbero probabilmente le aree più turistiche ma meno abitate, come il lago di Vogorno o alcune porzioni della Riviera. Clericetti suggerisce che il trasporto pubblico dovrebbe essere potenziato in concomitanza con queste chiusure: «Ad esempio, con agevolazioni sui biglietti o corse aggiuntive nei giorni interessati». A Lugano, invece, la chiusura di alcune strade nel centro storico potrebbe essere un’opzione più realistica, data la densità abitativa e la presenza di attività commerciali.

Il ruolo dei frontalieri: traffico e accessibilità

Per i frontalieri che ogni giorno attraversano il confine italo-svizzero, soprattutto tramite i valichi di Brogeda o Gaggiolo, una riduzione del traffico nelle domeniche potrebbe avere effetti indiretti. Se da un lato la viabilità migliorerebbe localmente, dall’altro la gestione dei flussi turistici in aree specifiche potrebbe creare disagi in altri momenti della settimana. Inoltre, la chiusura di strade turistiche potrebbe influenzare la scelta delle mete da parte dei visitatori, spostando l’attenzione verso valli meno battute ma potenzialmente meno attrezzate per accogliere grandi numeri.

Costi e benefici: chi paga la transizione?

Le domeniche senza auto comportano costi organizzativi non trascurabili: dalla gestione della viabilità alternativa alla comunicazione verso i turisti, fino al coordinamento con i trasporti pubblici. A oggi, non è stato specificato chi si farebbe carico di queste spese. Tuttavia, l’esperienza di Glarona mostra che l’impatto economico potrebbe essere positivo se i turisti si distribuissero meglio sul territorio, evitando picchi di afflusso in aree già congestionate.

Confronto con il modello elvetico: cosa dice la legge

La normativa svizzera in materia di circolazione stradale è di competenza cantonale, ma esiste un quadro federale che disciplina le chiusure temporanee delle strade per eventi o ragioni ambientali. In Ticino, qualsiasi decisione in questo senso richiederebbe un coordinamento tra il Dipartimento del territorio e dell’ambiente, i comuni interessati e, eventualmente, le aziende di trasporto pubblico. Al momento, però, non è stata avviata alcuna procedura formale per valutare l’introduzione di domeniche senza auto.

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Punti chiave

Se il Ticino decidesse di sperimentare domeniche senza auto, quali sarebbero i passaggi concreti per attuarle? Ecco una procedura step-by-step basata sulle esperienze già in corso e sulle proposte emerse nel dibattito pubblico.

Passo 1: Identificare le aree candidate

Non tutte le valli ticinesi sarebbero adatte a una sperimentazione. Le zone con minore densità abitativa ma alto afflusso turistico, come la parte superiore della Valle Verzasca o alcune porzioni della Riviera, potrebbero essere le prime candidate. Secondo Juri Clericetti, «sarebbe interessante partire da una zona specifica, magari in collaborazione con i comuni locali, per valutare l’impatto su residenti e turisti».

Passo 2: Coinvolgere i trasporti pubblici

Un elemento chiave per il successo di queste iniziative è l’integrazione con i trasporti pubblici. A Bellinzona e Valli, per esempio, si suggerisce di «offrire agevolazioni sui biglietti o corse aggiuntive nei giorni interessati». In Ticino, le aziende di trasporto come ARST e FART potrebbero essere coinvolte per garantire collegamenti efficienti verso le zone chiuse al traffico.

Passo 3: Comunicare ai turisti e ai residenti

La comunicazione deve essere tempestiva e capillare. I turisti che arrivano dall’Italia tramite i valichi di Brogeda o Gaggiolo dovrebbero essere informati per tempo tramite cartellonistica, siti web istituzionali e app dedicate. Anche i residenti delle valli interessate devono essere coinvolti: «Bisogna spiegare chiaramente quali strade saranno chiuse e quali alternative sono disponibili», sottolinea Alessandro Speziali.

Passo 4: Sperimentare per tre domeniche all’anno

Roberto Badaracco di Lugano propone di limitare la sperimentazione a tre domeniche all’anno, per valutare gli effetti senza creare disagi eccessivi. «L’importante è trovare un equilibrio e fare una prova per vedere l’effetto che avrà». Questo approccio permetterebbe di raccogliere dati concreti sull’impatto turistico, ambientale ed economico.

Passo 5: Monitorare e valutare i risultati

Dopo la sperimentazione, sarà essenziale analizzare i dati raccolti: numero di visitatori, soddisfazione dei turisti, impatto sul traffico nelle altre giornate, e reazioni della popolazione locale. Solo così si potrà decidere se estendere l’iniziativa ad altre zone del Cantone.

Strumenti utili per i frontalieri

Per chi attraversa quotidianamente il confine, la mobilità è un aspetto cruciale. Se le domeniche senza auto dovessero essere introdotte, potrebbe essere utile consultare in anticipo gli orari dei trasporti pubblici o gli itinerari alternativi. Sul nostro sito, puoi trovare:

  • Calcolatore degli orari di trasporto pubblico tra Ticino e Nord Italia
  • Mappa interattiva dei valichi di confine aperti
  • Guida alle alternative di mobilità per frontalieri

Cosa succede se la sperimentazione non decolla?

Se i risultati della prima edizione non fossero soddisfacenti, la misura potrebbe essere rivista o abbandonata. Tuttavia, il dibattito attuale dimostra che il tema della sostenibilità turistica è destinato a crescere. I frontalieri, in particolare, potrebbero beneficiare indirettamente di una migliore distribuzione dei flussi turistici, con meno code ai valichi e una maggiore fruibilità delle aree meno congestionate del Ticino.

Fonte: ticinonews.ch

Domande frequenti
Il Canton Ticino potrebbe davvero introdurre domeniche senza auto come a Glarona?
Al momento non è stata avviata alcuna procedura formale. Tuttavia, il dibattito è acceso e alcune valli come la Verzasca o la Riviera sono state citate come possibili candidate. La decisione dipenderebbe dal coordinamento tra il Dipartimento del territorio e dell’ambiente, i comuni e le aziende di trasporto pubblico.
Quali sarebbero le zone più adatte in Ticino per una sperimentazione?
Le aree meno abitate ma con alto afflusso turistico, come la parte superiore della Valle Verzasca o alcune porzioni della Riviera, sono state indicate come possibili candidate. Tuttavia, la fattibilità dipenderebbe dalla capacità di gestire i flussi senza penalizzare i residenti.
Come verrebbero gestiti i turisti che arrivano in auto dall’Italia?
I turisti dovrebbero essere informati per tempo tramite cartellonistica, siti web istituzionali e app dedicate. Inoltre, l’integrazione con i trasporti pubblici (come ARST e FART) sarebbe essenziale per offrire alternative valide.
Quante domeniche all’anno verrebbero chiuse al traffico in caso di sperimentazione?
Roberto Badaracco di Lugano ha proposto un limite di tre domeniche all’anno, per valutare gli effetti senza creare disagi eccessivi. Questo approccio permetterebbe di raccogliere dati concreti sull’impatto turistico e ambientale.
Chi si farebbe carico dei costi organizzativi di queste domeniche senza auto?
Al momento non è stato specificato. Tuttavia, l’esperienza di Glarona mostra che i costi potrebbero essere bilanciati dai benefici economici derivanti da una distribuzione più equilibrata dei turisti sul territorio.

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